Ho notato che nei tags del mio blog non ho ancora inserito una parola importantissima.
E allora provvedo. Anche stasera non sono uscita. Non riesco a scrivere cosa è successo giovedì a Milano perché ancora non sto bene, ed ho paura. Paura di una risposta della mia professoressa che bene o male deciderà il mio destino, sebbene momentaneo. Ho paura di lunedì. La cosa brutta è essere coscienti di avere il proprio destino vincolato nelle mani di un'altra persona. Di non potersi "metaforicamente" muovere.
Anche stasera sono a casa. Sarà un mese che non esco. Che non vado al cinema, a bere qualcosa. Anche di giorno. Mi manca il contatto con le persone e quasi sto diventando una total geek/nerd, anche se di smart c'è ben poco. Mescolarmi tra le persone del capoluogo lombardo a volte mi spaventa, mi incuriosisce, guardo i particolari, le ombre, gli stili, le espressioni corrucciate nella metro, ascolto la signora di fronte a me sul treno che detta le puntate del lotto al telefono. Incontro una mia amica, che mi sembra una donna in carriera, sono contenta per lei. E il mondo mi vortica intorno, mi gira la testa. E io sono ferma. Da troppo, ma come non mi capitava da tempo. Mi muovo poco e non è nel mio dna, star ferma intendo. Viaggiare, anche se da una città all'altra, anche se per commissioni, anche se per svago, anche se per un incontro. Anche se per tornare alla senconda casa. Movimento meditativo. Fatto da solo.
E' questo mio momento un normale iter, il normale percorso di uno che studia, che si prepara a una tesi, lo so, non sono un
unicum. Figuriamoci. Non sia mai detto. Eppure questo percorso è difficoltoso, a causa di grossi imprevisti, l'ultimo fra i quali mi ha fatto stare in strada ad aspettare due ore, sull'orlo di una crisi di nervi, senza sapere cosa fare o come comportarmi, non ricevendo risposta, con la paura di non avere neanche una chance, una speranza di chiudere il mio percorso universitario a breve. E sta diventando un peso, perché i miei amici non sono vicini, non mi va di chiamare le persone solo per sfogarmi e la situazione per vari motivi a livello psicologico si fa pesante. Molto. A questo si aggiugono odiose cose...e spero spero che
qualcuno guardi giù e chi amo si rimetta, anche se negli ultimi tempi questa richiesta si è replicata dopo altre corsie, camici bianchi, operazioni. E non è un bene. La mia unica consolazione è di poter far compagnia, per cercare di tirare su di morale. Anche se devo andare in quell'ospedale dove sono stata anch'io, dopo non esssere stata bene.
Ringrazio sempre le persone distanti, quelle che in teoria non dovrebbero/potrebbero, che sento al telefono, nei messaggi, mi aiutano e fanno compagnia. Persino quelle che da Albione mandano messaggi di incoraggiamento, spendendo anche di più. GRAZIE. Sembra una cosa melensa, ma sono le cose inaspettate, quelle non retoriche che ti aiutano.
E per tirarmi su di morale, vado dalla mia cuginetta, che nella sua semplicità si domanda cosa faccia sempre chiusa in casa e mi chiede di farle compagnia. Tre anni e un'intelligenza spaventosa, che coglie i miei stati d'animo anche quando coloro a cui li racconti non li comprendono.
Io
sogno, sogno anche se so che non sarà affatto facile, che partirò da zero, da italiana media. E non sarà facile, anche se avrò due lauree, con buoni voti, non con il massimo, perché questa tesi anche se sudata, non mi darà su quel piano materiale molto in cambio.Sogno perché non ho legami affettivi in questa città e non ho una compagnia di base. Le persone che conosco alle quali sono legata, a causa di lavoro, impegni, fidanzati non riesco a vederle. I miei genitori sono ancora in gamba e anche se sono figlia unica, so che posso partire e si fidano di me. E stanno bene.E magari non partirò alla fine.O tornerò chi lo sa.
Mi arrabbio perché non lavorando, sono vincolata per molte cose, come giusto, qualche lezione di inglese aiuta, magari per pagare un abbonamento della tube, ma non altro. Sperando che non sia solo una bolla di sapone. Mi incazzo quando vedo a "Annozero", quindicenni che si fanno dieci canne al giorno anche a scuola,che escono fino alle 6 del mattino, o tornano direttamente al mezzogiorno della domenica, senza limiti dai genitori, spendono i cinquanta euro in polvere, letteralmente, cocaina. Ragazzini che vivono nella mia terra, o nella provincia vicina, con il mio accento. Di una terra dove per molti vale il privee, il sabato in disco, i "siamo i numeri uno", della gente bene. Forse era solo un filmato di gente fra mille. Lo spero. Io probabilmente vivo in un altro mondo. E non me ne vergogno, perché non voglio cose che hanno la sostanza del fumo. E sono troppo idealista.
Penso alle nuove generazioni e quanto non le capisca. E' vero, e sempre stato così. Da sempre. Ma, generalizzando ( anche se lo odio), di fatto e di base, manca il rispetto e l'educazione. Che poi porta a non accettare il diverso, di qualunque tipo o in qualunque modo. E anche s eproblemi ci sono, ma come in altri città, come nella mia città, mi spiace per Verona, mi spiace per quel ragazzo, mi spiace per quello che è successo in quella strada dove sono passata centinaia di volte, con il mal di pancia prima di un esame, o a piedi per arrivare a lezione. Mille pensieri frullano in testa....
Di fatto,
si et semper si ,farò tutto da sola. Senza un vero appiglio. Non con qualcuno.Come ho fatto nelle cose importanti, quelle importanti davvero. Come ho già fatto due volte. Con la valigia in mano. Anche se i miei ci sono.
Io sono pronta a partire, senza comprare il biglietto di ritorno. Se mi verrà concesso. Altrimenti tutto verrà posticipato, e ho promesso a me stessa di non farne un dramma, anche se vorrà dire un altro mese o più, senza fare in concreto molto, senza lavorare, senza avere una vita attiva. Io rispondo ai "perché?", a " Ma sei sicura?", guardando a cos'ho di concreto. Anche a chi mi dice che non vuole non potermi vedere, che spera che mi innamori di qualcuno, in
quel modo. Eppure penso che forse sono egoista, o forse sono scema, ma ora come ora, non sarei in grado di, o non lo vorrei, o io non sono portata, o a me non accadrà. Cose così.
E se non succederà alcun imbarco mi inventerò una maniera alternativa, se il destino deciderà così, resterò, senza drammi, basandomi sulla situazione del mio Paese e sulle mie modeste capacità. O finirò se sarà così a cercare un lavoro che mi permetta di vivere, se qualcuno mi prenderà.D'altronde uno che studia Letteratura senza saper scrivere manco degnamente in maniera accademicamente decorosa, cosa fa, che cosa si deve aspettare?
Io sogno, anche se ora forse non è più abbastanza e non ne ho il diritto. E forse nemmeno le qualità.