Non mi dicano che non mi sono adattata, che non parto dal basso,. Ma basso basso.
E non mi dicano che sono pessimista, che io l'ho sempre detto che era cosi, che rimango sempre piu' convinta che io possiedo solo due pezzi di carta.
Non mi parlino di mobilita' europea, di carte d'identita.
E non mi dicano che non ho abbassato la testa.
Scusate se sono stringata, non rispondo a messaggi, sono sparita per qualcuno. Ma sto metabolizzando, sto bestemmiando senza bestemmiare per alcuni comportamenti di persone che non mi vanno giu, per la difficolta intrinseca della vita, per il fatto di poter contare solo su me stessa.
E ho bisogno di parlare ( o scrivere) meno e Vivere, senza aiuti di un Qualcuno, partendo dal Basso, ma proprio basso.E non ho ancora capito se ce la posso fare. Io aspetto, respiro, aspetto un abbraccio un bacio e una temporanea serenita.
Sono ancora viva comunque e non vivo sotto un ponte.
A risentirci.
Vivo il presente, sola, ma sola davvero, non nell'accezione della coppia o altro, ma perche cosi ho voluto, cosi sono. Ci voglio sbattere la faccia, graffiarmi la guancia contro il muro e sanguinare, non per ostentare, ma per sentirlo.
Checche se ne dica, vedo le vite degli altri andare avanti, tra progetti, realizzazioni, conferme, in un frastuono londinese di rumori, turbinio di gente, situazione fisica precaria, solitudine a mille. Ho smesso di chiedermi perche e quando e se qualcosa mi accadra o se la faro accadere. Non voglio frasi fatte e contentini non veri. Perche in fondo siamo tutti egoisti, guardiamo a noi prima che agli altri, chi piu chi meno, inconsciamente o meno. Ci imponiamo e ci lamentiamo della nostra situazione anche se poi se potessimo fare a cambio con qualcuno non sono cosi sicura lo faremmo. Sfido a dirmi in contrario, sfido le frasi di rito, sfido il futuro. Perche non possono dirmi che non mi sto impegnando, che non mi sono impegnata per anni per dei pezzi di carta, non possono dirmi che sono viziata, non possono dirmi che non ci sto mettendo la faccia ( e lo stomaco), il cuore. Non sono una di quelle persone che sbattono avanti le medagliette, anche se potrei farlo, anche quando dovrei farlo, sapermi vendere mi hanno detto, e lo so che e vero. Come ottimismo e pessimismo. Crederci. Perche di fatto ho trovato il coraggio di rispondere a tono alle provocazioni, sono riuscita a farmi dire scusa da chi ha il coltello dalla parte del manico, anche se saro io quella che dovra piegare la testa, anche se poi mi mettero a pinagere in mezzo alla strada,ma senza l'arma del non padroneggiare la lingua, quella la cavalco e se me lo dicono gli inglesi, incomincio a crederci di saperla parlare questa fottuta lingua. Ed e una grande prova, non sono la prima ne l'ultima. Ma ho attraversato lo stagno. E non sono rimasta a guardare.
E sono ancora qua.
Un pensiero e un ricordo per Paolo Borsellino.
Mi tiro su il bavero della giacca. Fa freddo, o forse è solo perché indosso una giacca di cotone e una maglietta lilla senza maniche forse fin troppo scollata per i miei gusti e in questa serata londinese ci saranno solo dieci gradi al massimo. Stazione di Wembley, ad aspettare il treno della metropolitana che a mezzanotte non passa.Quello da Bond Street non arrivava al capolinea. In più dopo qualche giro di cocktails ho un urgente bisogno del bagno. Tempismo, chiamasi tempismo. Metallica, perché ora ci vuole del metallo pesante. L’alcol non mi fa diventare allegra, socievole, aggressiva, ma riflessiva, ancora di più. Non mi da’ alla testa come i miei amici sanno bene, “spugna”, ma da solo noiosi effetti collaterali e tante paranoie in più oltre a quelle che già ho. Mi piacerebbe fare l’allegra ubriaca a volte! Vorrei smettere di essere così perbene, educata, corretta, attenta a non ferire gli altri. Schiaccio e metto in modalità casuale i brani del mio Ipod e non so come, non so perché, tra le venticinquemila canzoni possibili partono i Massive Attack. Croce e delizia. “Unleashed simpathy”. Suoni onirici che mi trasportano, mi racchiudono in una bolla, anche se intorno a me ci sono decine di persone che aspettano, impazienti, cercando di ripararsi dal vento e dalla pioggia di questa notte londinese. Una signora vestita elegante, di bianco, borsa firmata, a piedi nudi mi chiede se so dov’è il bagno, rispondo di no, “I’m sorry”. Una ragazza con un palloncino attaccato alla schiena con scritto “Birthday girl” bacia appassionatamente quello che suppongo sia il suo ragazzo. Osservo, come sempre. Ed è come tornare indietro, di giorni, mesi, anni. Tornare da una serata, con le emozioni e le riflessioni, scaricare le tensioni di una settimana, ritrovarsi. E’ per me fare un bilancio. Arriva il treno, salgo, infreddolita. Un ragazzo si è addormentato ed è letteralmente sdraiato su due sedili, abbandonato a sé stesso, mentre abbraccia il suo zaino. Una coppia si abbraccia e si tiene vicendevolmente la mano. Una signora si guarda intorno, attenta. Solo poche fermate per arrivare a casa. Casa, o quella che sarebbe meglio dire è temporaneamente casa. L’atmosfera si è fatta abbastanza pesante, perché comunque per piccole cose io scatto, mi conosco. Ho bisogno della mia indipendenza, dei miei spazi, di non essere obbligata a parlare e fare conversazione quando non ne ho voglia. Sono andata via da casa e stavo (e sto) benissimo con i miei, lo sapevo com’era la situazione qua ma stare con due settantenni da quasi un mese sta diventando difficile. Al mio ritorno mi sono sentita rimproverare come una quindicenne che torna ubriaca per il solo motivo che non ho tolto le scarpe e “sporco” la moquette. La cosa sarebbe stata comprensibile se loro pulissero la moquette assiduamente, se lavassero i bicchieri e i piatti con il detersivo e non solo con l’acqua e fossero maniaci della pulizia. Altra piccole cose, alle quali cerco di non rispondere in modo maleducato, anche se oggi mi sono sentira replicare in a rude way. Ok, sono ufficialmente una scassa*****.
Salgo le scale, mi spoglio. Attimo di debolezza, il primo da quando sono qua.
E’ solo la naturale evoluzione delle cose, la fine di un periodo, l’inizio di un altro, la quinta città in cinque anni.
E mi perdo con Orfeo.
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E’ stata una bella serata, il ventottesimo compleanno di Blossom, raggiante e con il suo sorriso contagioso sul suo viso. Grazie a lei il mio arrivo in questa città è stato più accogliente. Ovviamente piove a dirotto, io sono in ritardo pazzesco e sono in condizioni pessime, peggio del solito. L’asciugacapelli smette di funzionare al momento giusto, il mio stomaco fa bizze per la cena delle cinque e mezza e non sto affatto bene, ma alla fine arrivo in Oxford Circus con solo (!) un’ora di ritardo. Ovviamente mi perdo, i capelli sembrano un cespuglio, mi cadono le spalline del top, mi sento una palla che rotola e sono impresentabile. Per fortuna incontro per caso per strada due amici di Blossom e riusciamo ad arrivare al locale.
Locale molto carino, mi piace l’atmosfera e la festeggiata con un abito viola è tres chic. Passo la serata a chiacchierare con gli amici italiani presenti al tavolo, conoscendo un po’ le storie di ognuno, il passato, il presente e rompendo le cosiddette anche a loro, visto che il mio presente è inconsistente. Accetto volentieri consigli, punti di vista, esperienze da chi è più grande (e non vecchio di me) ed è bello, confortante, magari anche se detto solo per gentilezza, sentirsi dire che devo restare, rimanere, tener duro. Si pianificano modi alternativi di vivere, come trovare un ricco ereditiero J ma la soluzione unica è trabajar!!!! Che poi anche se arriva uno spazzino con un grande cuore e una bella e forte personalità, ben venga io lo aspetto, con i miei mille difetti e qualche piccolo pregio.
Assegno un volto o meglio incontro materialmente dopo tre anni, tre e forse più, una persona che ho conosciuto tramite il vecchio blog, un’altra di quelle che ha sopportato scleri in momenti particolari,dando un suono alle parole, dei movimenti fisici a dei pensieri. E fa sempre una certa impressione dare una consistenza alla realtà. Almeno per me. Strana sensazione, ma bella.
Scappo presto, per prendere il treno di cui sopra, e mi perdo nella notte, bagnandomi i piedi nelle pozzanghere, infilzando come un agopuntore sottili pezzi di metallo dentro di me. Personalità complessa, vero?
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A pranzo, dopo altre due ore in internet a spedire cvs, avevo incontrato J., uno dei ragazzi che era con me a Leeds, metà inglese e metà svedese. Siamo andati a un ristorante scandinavo con un altro ragazzo A. che ovviamente ho incontrato in uno dei giganteschi house parties in quella casa con trenta stanze, due piani e il giardino enorme a Leeds, dove c’era alcool a fiumi e gente da ogni paese del mondo, I suppose. Ho mangiato una specialità svedese, molto buona, patate, salsiccia, uova, ottimo. Dessert, frutti di bosco freschi e waffel. Chiacchierata interessante, meno la parte sulla politica.
Ci si saluta, con i baci sulle guance, anche se da inglesi loro non sono ancora totalmente abituati a questo gesto, con la speranza e la voglia di vedersi ancora.
Chiamo la mia lil sis, una delle mie migliori amiche in Italia, ho bisogno di sapere come sta, come procede la tesi e in realtà ho bisogno anche di supporto ed è bello sentirla.
Mi perdo nella folla, necessito di house pesante mista a rap e metto i Crookers & The Chemical brothers, un po’ di Daft Punk & new rave, scendo nella metrò, passo la mia Oyster card sul sensore, mi perdo nella folla, muovendo la testa a tempo.
11.07.08
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Il mio compleanno è stato particolare, difficile, intenso ma bello, a tratti.
Giro al mattino da Harrods, decisa a prendermi un giorno libero. E per una fashion addict come me, quale luogo migliore per provare delle scarpe che non potrò mai avere in periodo di saldi, dove le commesse non ti assillano!?!? Infilarsi un paio di Laboutin o di Gucci, sarà materialista e infantile, ma devo dire che a parte di avere il pensiero e il senso di colpa di avere centocinquanta sterline su un piede, mi stavano benissimo!
Pranzo con Blossom, che ha centrato in pieno il regalo, un notebook che ho già iniziato a riempire di pensieri e un biglietto d’auguri ovviamente pieno di….scarpe!Maravilloso!
Pomeriggio ancora in giro, ho ceduto e ho fatto spese…Ma almeno per il compleanno, me lo sono concessa.
Leggere i messaggi arrivati da oltreoceano da persone importanti, aprire le mail, mi ha fatto sentire meno sola. E vedere che non sei nei pensieri di alcune persone, anche se può starci la dimenticanza da parte di qualcuno, ma un po’ di dispiacere lo dà.
Serata a Camden, cercando di riuscire ad andare in giro a bere qualcosa con la mia coinquilina minorenne…alla fine finiamo a bere in riva al canale, in un locale con gente “alternativa” e….amante del..fumo.
Torno a casa, sono venticinque, un quarto di secolo, e crollo.
10.07.08
Erase and rewind
12.07.08
Altro day off.
O meglio, giornata da turista, con giri assurdi per arrivare a Portobello, perché Circle, District, Nothern, Jubilee Line hanno stazioni chiuse o sono ferme del tutto.
Io and the swiss girl, da perfette turiste. Giro per il mercato, vorrei comprare tutto ma mi blocco. Poi la lascio da Primark e io mi fiondo ancora in internet per due ore.
Ritorno a casa, mi addormento prima di cena.
Serata tranquilla ad ascoltare musica e chiacchierare in francese/inglese.
E domani, festival e Cansei de Ser Sexy on the stage. Ho bisogno di un gig, sono in astinenza da musica.
E i pensieri girano, girano.
La vida es sueño.
13.07.08
Prometto che mi lamenterò ( meno) delle Ferrovie Italiane. Oggi per arrivare al concerto, Rise, festival contro il razzismo, ci abbiamo messo la bellezza di due ore e mezza, quasi il triplo del previsto. Stazioni della metro chiuse, signal failures dei treni, con conseguenti esplorazioni di tutta Londra Nord, dintorni di Wembley compresi. Che esperienza!Invece che arrivare a mezzogiorno e qualcosa al luogo del concerto siamo arrivati alle due e mezza!
Questo festival mi ci voleva proprio per riprendermi però. Converse ai piedi, jeans, t-shirt, occhiali da sole d’ordinanza per camuffare le occhiaie, cappuccio, Ipod e faccia da finta alternative. Che ci sta sempre bene. Gente alternativa a Finsbury Park ce n’era un sacco: Wayfarer ( e fumo) skinny jeans and leggins ovunque, fanciulle con mises quantomeno audaci e abiti svolazzanti, omini molto interessanti, performances intense ( in particolar modo i CSS, Cansei de ser sexy, band brasiliana e di un altro ragazzo che faceva beatbox in maniera autenticamente spettacolare, ho sempre un debole per i b-boys che ci devo fare). Ci si è messo pure un sole su Londra, quantomeno inaspettato a dar un’ottima impronta alla giornata. Dentro al mood proprio, allo stesso festival dove 7 anni fa sentii i Run DMC. Appena arrivata mi sono data alla sangria (moderatamente) e alla spensieratezza: c’è bisogno di queste attività extracurriculari, eccome. Insomma rieccomi in atmosfera gigs-ne-ho-bisogno-sono-malata-di-musica. Per fortuna che era free! Adoro l’atmosfera, pinta di birra-cheeseburger, sole, musica, plaid-sediamoci sull’erba e cazzeggiamo.Mi è quasi venuta la tentazione di comprarmi un biglietto per i prossimi festival che mi interessano e per un “certo” concerto a ottobre, ma sarà meglio darsi una calmata. Questo è uno degli aspetti che amo di più di questa città: la musica, che trasuda, che è presente in mille forme diverse, cara ( fior di sterline, certo per fior di artisti), ma c’è.
Ritorno a casa alle dieci, ma ne è valsa la pena, eccome.
E tralascio tutti i particolari, ma sono cottissima.
Ora a letto, cinque ore di sonno, domani…bhe insomma domani piccola prova da affrontare, si vedrà.
Beso.
Ps.
Che nessuno osi ancora ripetermi la frase che mi sono sentita dire negli ultimi giorni. “ Ma per te non dovrebbe essere difficile trovarti un ragazzo”. No comment, davvero, no no.