venerdì, 28 novembre 2008
Se torno a casa con il night bus e ascolto questa con Hugh, il mio Ipod, ricordando quando la cantavo con te, sulla Ritmo beige ascoltando la cassetta,sì, sono ufficialmente homesick.
E mi mancate, oh Dio solo sa quanto mi mancate, Tutti.
E mentre le cuginette e i cuginetti crescono, sono a chilometri.
Mi mancate.






Mdnstyle alle 23:34 in: italia, casa, music
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mercoledì, 26 novembre 2008
Ok forse Qualcuno mi ascolta.
Mi ha mandato un aiutante al lavoro che è....lets say, veramente un belvedere per gli occhi!
Portoghese, molto carino, nero, due occhi. Dopo l'ultima esperienza, che mi ha bruciato per ben benino e che continua a far sentire le sue conseguenze su di me, ho deciso che è meglio arrendersi all'evidenza che se non finisco suora, nel convento nel quale ho già prenotato un posto, resto e rimango zitella.
Però per rifarsi gli occhi va sempre bene, aggiungi poi che è gentile, simpatico, canta bene e ama l'rnb, insomma per rallegrarmi la giornata (lavorativa) ben ci sta.
E STOP. Sono cinicissima con quella cosa lì per la sottoscrita.
Almeno questo.
Per il resto...infernoooo!
Stamattina sono finita in una situazione surreale: centinaia di vestiti da ordinare, catalogare, dividere, piegare, impilare. Deadline data dalla manager e tadaaaaa alle 12..."Dovete andare a High Street Kensington a ritirare un transfer di scarpe". " Prendete la metro...e andate, sono poche, fate presto".
Ok, si va, arriviamo, io e l'Essere Rallegrante, chiamiamolo così. Troviamo il negozio e scopriamo che non sono quattro ma bensì quindici enormi sacchi di plastica pieni di scarpe che dobbiamo trasportare alla tube e poi portare su al secondo piano del centro commerciale...e attraversare il negozio..etc etc. E le mani sono quattro. Tra l'altro al momento di nostro arrivo al negozio non avevano ancora finito di preparare i sacchi. e il foglio dell'ordine...che felicità! Decidiamo di chiamare il manager ,diciamo che prendiamo un taxi. Ovviamente non abbiamo i soldi, vado a prelevare, dal mio conto italiano, perché la paga arriva solo venerdì sul conto inglese. Che peripezie. Venti mins di attesa per un cab, quindici minuti per trovare la zona deliveries del centro commerciale. Scaricare le borse. Sali, prendi l'ascensore senza bottoni ancora in costruzione dove c'è un omino seduto che ti aiuta a salire. Entra dalla porta antincendio dai camerini. Ovviamente suona il fire alarm. Chiama il manager per farlo spegnere. Vai dal tuo manager, fatti ridare indietro i soldi. Spiega la situazione. Riscendi per tre piani tra i corridoi ancora sporchi di cemento, Vai  nel parcheggio prendi le borse con gli altri, risali, riscendi, vai nel magazzino. Constata che sono arrivate altre sedici-dico-sedici- scatole di vestiti nuovi e abbiamo dieci scaffali di cose da catalogare. Segna un'ora di overtime. Finisci. Impazzisci. Nota che i pantaloni e la giacca nera sono bianchi. Sembro un muratore ( con tutto il santissimo onoratissimo rispetto per loro, poverini).E osano dirmi che sono "Il capo/ responsabile" lì dentro. Ma dove!?!?!?!?!?!?!?!?Chi lha inventato...Ok, sto impazzendo e scrivo per non urlare. Forse è terapeutico farlo dopo una giornatina così. E domani nuova delivery. Ci sarà da ridere. Sabato ho un altro meeting con una manager. Parlerò serenamente, chiaramente e decisa, come sono io. Non possono licenziarmi, ma non credo lo vogliano, solo che non parlo "all'inglese", ma abbastanza apertamente, "all'italiana", aka pane al pane vino al vino. Sto facendo quello che posso, ma in ogni caso a parte le mie paranoie, che non esistono ,essere stressata per un lavoro ancora fisico mi fa incavolare. I miei colleghi mi dicono fregatene ma io per ogni cosa voglio esssere seria e portarla a termine (preferibilmente senza farmi venire il mal di pancia di nuovo, visto che mi è passato anche se ho dovuto fare una cura).
Entonces, vediamo ora di "guardarmi intorno": l'altra prospettiva è il ritorno e il rimanere nel nido materno fino ai trenta anni minimo, che non mi alletta. Quinidi su le maniche, via di mouse e tastiere e vediamo cosa c'è.
Anche se guardo dal bus Canary Wharf e se loro, bachieri, economisti, quelli in giacca e cravatta e ventiquattrore sono in pericolo di perdere il loro lavoro, figurati io che sono a un gradino bassino della economia...
Let's hope!
Che giornatinaaaaa!



Mdnstyle alle 17:32 in: life, love, london, trabajo, mdn in london
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martedì, 25 novembre 2008
Sveglia alle 5.
Colazione veloce.
Esco nel freddo della mattina londinese.
Autobus.
Metro con i primi temerari, i builders che si addormentano come me nella metro.
Ipod.
Scendi le scale, gira per i corridoi.
Prendi l'altra metro.
Fai vedere il pass.
Intanto albeggia.
Apri l'armadietto.
Togli il cappotto.
Vai dal tuo manager.
Senti cosa devi fare.
Inzia a sistemare le pile di cose.
Arriva un transfer.
Vai a beccare l'uomo del corriere nel parcheggio.
Porta su una ventina di scatole e tre carrelli, per fortuna con altre due persone.
Parla spagnolo tutto il giorno.
Sorridi insegnando la fonetica.
"Oh sei la mia insegnante/traduttrice"
Eh cavoli come mi piacciono le lingue e la letteratura, only God knows.
Finisci di lavorare.
Spiega al capo perché ci sono ancora pile di vestiti.
Frustazione.
Inveisci contro quelli del turno di sera, perché nonostante cartelli giganteschi lasciano il magazzino in maniera indecente.
E la responsabilità è mio.
Non so perché.
Spiega che le mani sono due.
Le tue.
Guarda il cielo su Londra.
Pensa alle persone che ami.
Pensa a quelle che ti hanno deluso.
Persa a quelle che hai deluso.
Pensa a quelle che non senti.
Pensa a Lui.
Nonostante tutto.
Pensa a Natale sola.
Pensa che è stata una tua scelta.
Che bene o male ti paghi casa, spese.
E vivi da sola.
Pensa che sei sola.
O autonoma. Indipendente. Dipende dai punti di vista. Quasi al 100 per cento.
Ma scoccia ancora chiedere.
Ma ci sono amici che anche se magari non senti o vedi sempre ci sono.
E che è bello risentirli, ricevere un messaggio o una mail.
O vederli.
Pensa che ci sono due splendide persone che ti vogliono un bene dell'anima.
Che devo smettermi di farmi vedere in webcam triste triste.
E per loro e per me la devo smettere di piangere e darmi ancora di più da fare.
Pensa che devo smettere di ascoltare chi dice "Ah sei a Londra! Ti diverti di sicuro!"
Le foto, le cose che vedi in Facebook, sono un centesimo della vita reale, fatta di una casa dove non hai il letto e il cibo pronto, dove devi incastrare tempo per fare la spesa, vedere le persone, rilassarti un attimo...e sì fare una lavatrice. Dove costruire relazioni interpersonali profonde è molto difficile.
Dove una domenica con le amiche ti rischiara tutta la settimana.
Questa era ed è la mia scelta. Anche se ho pensato di tornare negli scorsi giorni.
Questa è la scelta che hanno fatto altri, che ce l'hanno fatta, che ce la stan facendo o che forse non ce la faranno. E torneranno. Ci hanno provato.
E' quella di chi lascia tutto, di chi vive un amore a distanza, di chi non vede la famiglia, i nipoti, i cuginetti da tempo, per trovare chissà cosa, chissà come.
Questa è una scelta. La mia scelta. Ora.

Pensa.
Mdnstyle alle 19:48 in: life, feeling, london, emotions, its all about me
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domenica, 23 novembre 2008
Ecco, mi sento così.


Just because I'm losing
Doesn't mean I'm lost
Doesn't mean I'll stop
Doesn't mean I will cross

Just because I'm hurting
Doesn't mean I'm hurt
Doesn't mean I didn't get what I deserve
No better and no worse

I just got lost
Every river that I've tried to cross
And every door I ever tried was locked
Ooh-Oh, And I'm just waiting till the shine wears off...

You might be a big fish
In a little pond
Doesn't mean you've won
'Cause along may come
A bigger one
And you'll be lost

Every river that you tried to cross
Every gun you ever held went off
Ooh-Oh, And I'm just waiting till the firing starts
Ooh-Oh, And I'm just waiting till the shine wears off
Ooh-Oh, And I'm just waiting till the shine wears off
Ooh-Oh, And I'm just waiting till the shine wears off…


LOST!- Coldplay


Mdnstyle alle 08:47 in: vita, lyrics, post veloce, mdn in london
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mercoledì, 19 novembre 2008
Oggi mi sento un Fallimento.
Due lauree.
Due pezzi di carta.
Master che non posso fare.
PHd che non sono in grado di fare.
Mondo del publishing chiusissimo.
Io senza capacità.
Confrontarmi con persone che guardano solo l'aspetto esteriore.
E osano negarlo.
Sentirmi uno schifo.
Parlare ancora con chi dice "Io io io" e non ti ascolta e non si accorge che non parli, non proferisci parola.
Saper fare nulla.
Sempre i ragazzi sbagliati.
Che si rifanno vivi.
E tu vorresti solo un abbraccio, non chiedi il mondo.
Ma no, no, no.
Sempre gente che ti chiede aiuto.
Ma e se ad avere bisogno di aiuto fossi io?
Perché devo sempre farmi viva io e gli altri no.
Continuare a chiedere soldi.
Non sentire gli amici.
Sono stufa,
voglio imparare a essere egoista.
Non ne sono capace.
Dove sto andando?

NERO TOTALE.

I want my lil slice of happiness. I (might) deserve it. Just a taste.




Mdnstyle alle 14:00 in: amore, love, feeling, london, emotions, he , its all about me, girly, le avventure di mdn, cose da femminuccia, mdn in london
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lunedì, 17 novembre 2008
Non è così facile tornare a scrivere dopo tanto tempo. A onor del vero non è tantissimo, ma considerando che prima di giugno ero solita aggiornare il mio blog praticamente ogni giorno, tornare qui mi fa una certa impressione. Biasimo me stessa per non essere riuscita a dedicarmi alla mia paginetta, non tanto per poter vantarmi o meno di quello che sto ( o non sto) facendo. Mi biasimo perché scrivere è sempre stato per la sottoscritta una sorta di catarsi creativa e psicologica.
Stasera, seduta sul divano di casa mia guardando School of Rock con Jack Black ( ebbene sì, casa mia)  ho deciso di fermarmi, literally, e riordinare un poco la mia vita e rendervene partecipi. La mia vita londinese è folle. Folle nel senso che non realizzo di quanto velocemente passi il tempo, di quanto non abbia manco il tempo per fare una lavatrice ( e infatti un sabato non sono uscita perché non avevo nulla di decente da mettermi, davvero!), di come non realizzi che passo ore in metro ogni giorno ( e spesso , anzi quasi sempre mi addormenti, svegliandomi miracolosamente alla fermata prima di quella a cui devo scendere o direttamente quando si aprono le porte alla MIA fermata). Non sono mai a casa fra una cosa e l'altra, tra lavoro e amici. Ecco il lavoro. E' quasi un mese che ho iniziato il nuovo lavoro. E da domani inizio seriamente a trovare qualcosa di diverso. O almeno ci voglio provare. Pensavo che la nuova occupazione fosse diversa, invece mi sono trovata a salire su scale di cinque metri dalle quali rischio di cadere ogni volta, a spostare scatole da venti chili o forse più, a piegare vestitini di bambini ( quelli da 0 a 24 mesi sono una cosa allucinante).Cioè mi spiego lo faccio in pantaloni neri e giacca, ma pur sempre faccio una cosa che non c'azzecca una mazza con quello che pensavo di fare quando mi hanno assunto. In compenso mi sembra di vivere a Madrid e non a Londra: parlo spagnolo tutto il santissimo giorno. Nonostante tutto il svegliarmi alle quattro e mezza o alle cinque del mattino alternativamente e il dover fare ancora una volta un lavoro prettamente fisico mettendo a repentaglio le mie fragilissime caviglie mi scoccia alquanto. Sono un po' rassegnata lo ammetto. Ormai sono mesi che sono qua. Per non smentire la mia fama di persona lunatica passo da giorni in cui tocco il cielo ( vedi concerti -ai quali dedicherò un post a parte-) stando con i miei amici, a giorni in cui mi dico, ma cosa sto facendo qui? Alla fine sono chiusa in uno stanzone grande quanto un campo da calcio tutto pieno di scaffali e di vestti, senza una finestrella. Ok lo ammetto, è frustante. Parecchio.E devo fare buon viso a persone che hanno ottenuto cose con minor fatica, forse hanno meriti e qualità superiori ai miei, ma che mettono sempre il pronome personale ( I persona) in qualsiasi frase. Non che non si debba fare, ma la mia intolleranza si avvicina ai limiti dell'inverosimile. Sono un libro aperto. E' inutile si capisce quando sono angry o sad.  Thanks God ci sono gli amici. Sì sono tutti italiani, sì non sto facendo amicizie extra "paesane" e mi spiace un pochino, ma nei giorni in cui non lavoro mi concedo giri fuoriporta o cene insieme o chiacchierate. O anche incontri per un caff dopo il lavoro. E questo ultimo weekend in particolare mi ha illuminato su molte cose. Su come le persone si affezionino facilmente, a come una risata spontanea riesca a farti dimenticare per momenti le preoccupazioni e i momenti di insofferenza. Di come mesi fa non avrei mai pensato di uscire a cena e trovarmi così bene con delle persone. Londra mi sta dando tanto e togliendo tanto. Come è ovvio che sia. La Musica è il filo conduttore di tutto. Nel mio Ipod nella metro, tra i lavoratori della City o di Canary Wharf e tra i muratori. Londra mi restituisce la mia migliore amica svizzera, che viene a trovarmi con il suo ragazzo. Giornate splendide e seppure non ci si veda da quasi un anno è come se ci fossimo lasciate ieri, come se ci fossimo lasciate come eravamo a Leeds, dove passavamo i pomeriggi invernali a sorseggiare lo Yorkshire Tea e la sera a bere Frosty Jacks, ossia il sidro in bottiglie da due litri. Londra mi da delle delusioni enormi che fronteggio più o meno malamente.
Adoro questa città, non c' niente da fare. Anche se magari il mio futuro non è qui.
Londra...a volte quando passo davanti al Grande Ben o passeggio tra milioni di persone non mi rendo ancora conto di essere qua. E' una sensazione stranissima. Mi sono registrata dal medico, altro passo. Ma non so quanto e se potrò restare. Vivo alla giornata. Intanto non torno a casa manco per Natale e mi spiace, perché l'ho sempre fatto con la mia famiglia. La mia amica di Roma rimane qua e mi ha invitato a stare con lei e la sua famiglia. Mi sentirò meno sola.
Ho venticinque anni venticinque. Continuo a prendere delusioni che forse solo io capisco per i comportamenti delle persone. E forse loro manco se ne rendono conto. Io cammino per la mia strada, faccio tremila errori, però in qualche modo, da sola, o con l'aiuto di quelle persone che sprecano un pezzo della loro vita per me, rimango su questa strada impervia...
Mdnstyle alle 21:44 in: friends, feeling, london
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