"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me"
- Kant-
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Lo so sono un'altalena. Tralasciando che mi hanno messo per due settimane ( le prossime) a lavorare fino alle 11 la sera, perché le mie colleghe devono andare al corso d'inglese.....( e io medito d'iscrivermi a uno di sloveno allora!)...
Sono felice perché, nonostante tipo oggi debba lavorare dalle 2 alle 11, c'è la mia sis, ovvero S. una ragazza che ho conosciuto in Erasmus, ormai diventata la mia sorella minore.
E mi rendo conto che non è solo il legame sangue a contare ancora una volta. ma l'Amicizia...( e la stupidera!).
come mi comincia la giornata. Rovescio il latte con i cereali al cioccolato sulla tavola. Pulisco per terra, lavo i cuscini, cerco di salvare le carte che erano sul tavolo. Perdo mezz'ora a cercare il tasto Ins sul mio nuovo laptop Jimmy. Leggo su Corriere.it che per problemi con l'estradizione di Battisti fors enon si giova Italia-Brasile.Mi chiama la simpatia francese ( aka colei che mi sta sopra non letteralmente!) per chiedermi se mercoledì ( e io domando il 4? No domani. E perché non dici domani? Ma certe cose è meglio non chiedersele) posso lavorare la sera facendo a cambio con la mia collega. No che non posso!!!! Arriva la mia sis e non posso lasciarla in giro fino alle 11 quando arriva alle 12! E il bello è che la mia collega lo sa visto che le ho stressato l'anima per sapere gli orari di questa week. E tadaaaaaa... stasera inventario!!! Ovvio chi hanno messo a farlo!?!? "I più forti"!!! OK l'ho già fatto con le cose del bricolage tagliandomi le mani e impolverandomi, quindi questa sarà una passeggiata.OK sono in mood complaining. Mi sono trovata tre sere su cinque giorni a lavorare questa settimana, quando ho sempre lavorato la mattina e il primo pomeriggio....E lo sanno che abito dall'altra parte della città. Domani aspetto di vedere quanto poco dinero riceverò... E proprio ora di darsi assolutissimamente da fare, perché altrimenti troverete il mio fegato spappolato...e non per l'alcool. No no no.
Mi sa che tutte queste cose messe insieme sono segni. Di cosa ancora non lo so. E pensare che mi ero appena ripresa un attimo a casa....No way...
...tra una maglietta e l'altra, una manica e pile di vestitini...qualche pensiero mi sovviene ancora...E la speranza, sebbene sopita, è eppur presente.
Eppur si muove.
Scherzi del destino. O no?
Welcome back in London. Accendo l'Ipod e i Beatles mi accolgono, a chilometri da Liverpool, lo so, ma pur sempre nella loro terra. Beffa. Lo so anch'io di cosa ho bisogno. Una canzone lo sottolinea. O forse mi ricorda di tutto l'amore che mi sono portasta via da casa. Quello che per la prima volta mi ha fatto partire con gli occhi lucidi e la paura di un distacco che non ho mai avuto prima, la confusione nella testa e le stesse parole ricorrenti che si rincorrono saltellando nella mia mente. Mile pensieri intrecciati alla volta, che si aggrovigliano, si confondono, si fanno lo sgambetto. Poche certezze, forse ancora meno, se non quella che questa settimana a casa mi ci voleva. Melensa, vera. A bere Prosecco appena arrivata, con le amiche. Un sabato sera, in una città con il suo centro spoglio a versi, colma in angoli conosciuti. Odio. Amore. Il pranzo della domenica. Sistemare quelle parti del mio corpo che per geni ereditate mai saranno sistemate. Entrare in nell'odioso ospedale dopo quasi cinque anni e farsi venire le lacrime agli occhi solo per mettere una firma una. Sentire parlare di cassa integrazione, ferie e non sapere come barcamenarsi. Un'operazione, andata a buon fine. Andare a prendere una bimba all'asilo. Vedere che si ricorda di te, che ti regala un disegno di cui tu non trovi capo o coda. Sentire un piedino che scalcia, un gomito lì sotto. Che emozione. Indescrivibile. E tu? Tu sei lì, che smetti di ascoltare, che ascolti troppo. C'è chi va e chi viene. E non riesci a dare risposta alla domanda innocente di una bimba che ti regala dei cuori di carta e ti dice " Perché devi andare così lontano?".Un turbine di emozioni, di sensazioni e per ora, ancora più confusione. La solita metafora di "ogni uomo è un'isola", ora più che mai, mai così attuale per me. Da ricordare: le ore aspettate seduti per i corridoi nelle varie facoltà ad aspettare il tuo turno, con il mal di pancia, ascoltando gli orali degli altri...E poi viene il tuo turno. E' tutto è diverso. Non si sa se in meglio o in peggio. E il tuo turno, in ogni caso. Il tuo nome, il tuo libretto, la tua preparazione, la tua ansia, più o meno celata, le tue indecisioni, tu, insomma. Ecco mi dia il libretto. I miei li ho consegnati tempo orsono. Ho solo delle fotocopie. Che attestano la mia conoscenza. O che presuppongono la mia conoscenza. Metaforicamente, flusso di consciousness. Blake, Shakespeare, Wilde, Coleridge, Vargas Llosa, Cervantes. In coda, o semplicemente chiusi dentro le pagine di libri che hanno visto notti insonni, piene di "non ce la faccio", di corse dietro a un treno, di lezioni tra una pausa alla macchinetta del caffé e il giardino. Tutti cresciamo. Qualcuno insegna, altri fanno il tirocinio, altri non hanno ancora finito. Tutti cercano la loro strada. E' il tempo è tiranno. Non perché corra, anche quello certamente. Il tempo, con alti e bassi, procede il suo flusso e riflusso, incombente, senza curarsi dei riflussi che trascina, inequivocabilmente. Alas... Una maggior consapevolezza dei mezzi, delle proprietà di qualità, a contrastare con la convinzione che non esistano o non possano essere sfruttate. A confronto con enti in grado di farlo e per questo più effettivi. O che sia o non sia. Sproloqui letterati, parti di menti a lungo sterili, costrette a operare secondo meccanismi nei quali non si indentificano. E così è il logos, la parola, che lotta per trovare nuova forma. Qualsiasi forma.
Che le permetta di sognare.
Nei vuoti d'aria della realtà tracciamo traiettorie migliori.
Il mio Gino è morto.
No worries. Era solo il mio laptop. Spaccato a metà. Schermo da una parte, tastiera dall'altra. Non domandatemi come è successo. So solo che le cerniere del pc piano piano hanno iniziato a cedere, fino alla sua completa morta. Risultato? Quattro dico quattro giorni senza pc. Per me: tragedia. Thanks God ieri sono tornata a casa, ufficialmente per me in ferie, for the first time in my life. Ne consegue casa, domande dei parenti, dentista ( ovvero ore dal dentista), ennesimo restyling (capelli e che ve lo dico a fare) e ripresa energie per ricominciare. Nel mezzo cerco di incastrare incontri con gli amici, ma la riuscita è incerta. Ecco, come ho detto ieri sera a una delle persone che mi conosce meglio forse, riassumere mesi in poche ore e in questo caso poche righe, è troppo difficile. Negli ultimi mesi, si legga ultime settimane, un'inquietudine tremenda mi ha preso: ho progettato in ordine (sparso) di mollare Londra, lasciare il lavoro, andare in Sudamerica ad aiutare qualcuno, chiudermi in convento, partire per l'Australia, tornare in Italia. Effetto frustrazione.Bhe e sì...mi hanno offerto di iniziare un training per diventare visual merchandiser. Hanno detto che hanno scelto me come prima scelta. Ecco mi dico...non ho studiaty cinque anni per far questo ma il destino è proprio beffardo.Il giorno che stavo per decidere di mandare tutto a quel paese...puf...mi chiedono questa cosa. E mi lasciano in negozio da sola dandomi responsabilità, che io tra l'altro non ho mai chiesto. Tant'è. Ho deciso di accettare prima di partire. Ma l'inquietudine e l'irrequitezza regna. Voglio Altro, non so cosa. So solo che i prossimi mesi devono essere una svolta, somehow. Torno a casa e la gente mi parla di licenziamenti, cassa integrazione, incertezza, stages...e mi sono sentita fortunata e anche vergognata un pochino lo ammetto. Perché a volte mi sento in colpa ma a quanto pare davvero la situazione non è proprio delle migliori...e se lo è anche in studi di avvocati...Certo c'è fortuna, caso, destino, ma mi auguro solo che l'economia mondiale ( per quello che ci capisco io ovvero 0) si risistemi.
Ho ricominciato a leggere, ho ricominciato ad andare in giro con i Libri in mano. Voglio la Cultura di nuovo come parte integrante della mia vita, no matter what I'm doing. Rivoglio Linguistica, Filologia e Letteratura e al lavoro mi diverto a pensare all'etimologia delle parole mentre aiuto le mie colleghe che bisticciano con l'inglese...e in fondo in fondo penso che non mi dispiace insegnare e mi fa piacere sentirmi chiamare "teacher!" :)
Sono andata a teatro a vedere Shakespeare, continuo a vedere concerti ( Linea 77 annullati, ma prossimo mese Franz Ferdinand!), leggo, succhio, visito, cammino, sfrutto. Scovo le parti di Londra che mi mancano, odiandola a giorni per le folle oceaniche e riamandola quando rivedo la tristezza delle strade deserte del centro storico della mia città di sabato sera.
Sono gli ossimori e se potessi questa parola me la tatuerei sulla pelle perché è l'emblema della mia vita. Delle molteplici sfaccettature poliedriche della mia discomposta personalità.
Ed è bello tornare a casa, abbracciare tutti, vedere la commozione, inziare a discutere, ovviamente litigare, ricevere un bacio. E' bello. Perché negli ultimi mesi a volte sola mi sono sentita, e mi sono fatta compagnia da sola. Sono nata sola, mi hanno scelto voluto, sono figlia unica, forse spolied, ma che non ha mai ottenuto nulla facilmente, nulla. L'ennesima batosta, anche se prevista, in campo affettivo, mi ha reso completamente cinica, forse fatalista. Avevo bisogno più che mai di Amore vero. Quello anche pedante. Ma quello dell'Amore infinito che due persone hanno per me.
E ora sette giorni per pensare. Sette giorni per rilassarmi la mente, in qualche modo.
Sette giorni per ricaricare le pile.
Sette giorni.....e poi ripartire, questa volta, comunque vada, con convinzioni diverse e forse cercando di avere un briciolo in più di autostima.
E' il gelo londinese nelle ossa. E' la giornata di noia al lavoro, dove nove ore non passavano perché finiti i soldi ognuno guarda alle proprie tasche. Forse è anche la sensazione di essere caduta in piedi, di aver saputo che non poteva finire diversamente. Più che la tristezza l'accettazione e la consapevolezza. Non è bello, sottolineato, ma è così. E non mi interessa se sei solo. Almeno fino a quando Qualcuno non arriva. Io non ti cerco. Perché non siamo amici. Perché non so cosa vuoi, forse non vuoi nulla, ma è ora che qualcuno si occupi di me, o che la cosa sia reciproca e la smetta di cercare persone senza avere risposta alcuna.
Io le avevo rese, ieri, come un presentimento.
Nei momenti peggiori ricompaiono.
Ed ecco. Prima di aspettare il suo messaggio.
Dopo nel congedarsi. Con lo stomaco in disordine. Per capire e convincersi ancora una volta, guardandolo negli occhi attraverso una pinta, seduti a un tavolo, che no...non ha senso prendermi in giro da sola.
Persino l'amore a distanza è più forte di me.
Mi arrendo.
Non mi butto giù.
E' solo bandiera bianca, tra discorsi seri di futuro...e quegli occhi verdi maledetti.
Maledetto destino, o maledetta volontà.
Non sto male.No.
Ma non sto ancora bene.
E' il tentare di capire, DOVE, sbaglio, che tortura la mia anima.