"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me"
- Kant-
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Ripartire da zero, l'ennesima volta.
Si avvicina un nuovo mese, l'ultimo di questo calendario.
Quindici giorni di lavoro e finalmente potrò tornare a casa per qualche giorno, anzi dieci giorni.
Dicembre e un anno e mezzo a Londra.
Una notte insonne e mille pensieri.
Ed è difficile spiegare.Troppe cose, tutte insieme.
Un altro weekend insieme.
Una dieci giorni di emozioni, amici, concerti.
Sono partita venerdì mattina. Nella rush hour londinese, non riuscendo ad accompagnare un'amica, perché dovevo prendere quel treno. Un altro weekend. Il weekend del suo compleanno, con la paura inconscia ed ovvia di star partendo per la guerra, per una guerra che sapevo già persa in partenza. Sono partita senza armi direttamente.Senza armatura. Inerme.
Mi sono trovata catapultata in un mondo universitario inglese, fatto di alcol, fumo, devasto e musica, musica a profusione. Ovvero come non sono stati i miei anni universitari.
Un'esagerazione, un mal di stomaco sabato mattina che non mi ha permesso di dormire. Hangover, non lo so se ero ubriaca.
Perché nella camera affianco l'uomo (?) o meglio colui per il quale avevo perso la testa se la spassava esattamente con chi pensavo volesse spassarsela, perché chissà perché, chissà come mai, su queste cose indovino sempre la conclusione. Nonostante la mia resistenza all'alcol, trovando double vodka a due sterline (cosa che a Londra manco ti danno il ghiaccio) ecco nostante tutto ero conscia. E per dormire alle 5 di mattina ho dovuto mettermi le cuffie e ascoltarmi i Massive Attack, per non sentire la risata di quella ragazzina che lo rende felice, che gli fa dimenticare le cose, che lo fa star bene. Perché quella risata mi piace, se è quello che conta. Non sono riuscita a parlarle, no. Venerdi sera, nascondendomi da tutto, nel bagno delle donne, bhe lì ho fatto con la mente confusa quello che non riesco a fare ora e che mi permetterebbe di liberarmi. Ho lasciato andare l'ennesimo dolore, la confusione, il non credere. E la maledizione ha voluto che stessi in casa con tre uomini, e tutti e tre abbiano passato la notte con qualcuno. Non che io volessi questo, non ce la farei mai. E se da una parte continuo a dirmi, "Non era per me, non è per me, è un ragazzino, voglio vederlo felice, è un mio amico"...dall'altra mi sento, vuota. Non riesco a piangere, non posso spiegare all'uomo più importante della mia vita perché sono ridotta cosi con la voce rauca, perché li chiamo a mezzanotte e mezza italiana, per sfogarmi. Perché le mie Amiche ci sono.
Mi sono sentita fuori posto, io ormai nella mentalità lavoro futuro e loro a godersi la vita, spensierati. Così.
Con house parties degni di Skin, il telefilm made in uk.
Dub step, rum, vodka. La mente confusa.
E io che mi sento nel mondo dei grandi, io con il mio completo, qui con ragazzini che pensano a farsi canne, portare a letto una di cui non sanno manco il nome. Io con i miei principi, che non distruggo, che non calpesto, nonostante tutto.
E allora ecco. Nonostante tutto, nonostante le omissioni, io da fottuta sentimentale quale sono, mi porto a casa il concerto degli Skunk anansie, quel maledetto braccio che mi cinge la vita a Secretely, mentre io mi trattengo per non piangere. Quella mano che mi stringe, mi stringe, stringe la mia, quasi le fa male. Per non perderci. E io vorrei mollare la presa, ma tu stringi più forte, gli occhi lucidi. Io non ce la posso più fare. Non così. Ho fatto troppe volte da spalla a uomini mollati, distrutti, spariti. E definirli uomini, coraggio...
Non ho la forza per me, come vampiri questi la succhiano da te e vanno dalla prossima preda, colei che li rende felici, davvero. Rimango sola, mi allontano
Un ultimo messaggio per ringraziarti. Senza risposta.
Si chiuda il sipario.
patetico.
Game over.
Venerdì e sabato notte. A cavallo di un giorno e di un altro.
Ci sono notti che portano dietro malinconia, quelle in cui ripensi alle persone che hanno condiviso con te mesi, momenti importati e che ora sono a chilometri, le mie sorelle londinesi.
Ci sono sere in cui ti senti fuori posto, in cui ti domandi quale sia di fatto il tuo posto, dove tu debba stare, se con quelli " indie" troppo indie o con quelli "posh", se non riesci manco tu a classificare cosa sei, se pensi che classificazioni quando ti avvicini alla trentina siano per i quindicenni, ma forse non è proprio così.
Non si riesce a dissimulare, non acetto, prendo, porto, salgo su bus e penso alle mie sis.
Mille pensieri nella mente, un senso di appartenenza a questa città, nonostante faccia un lavoro che non mi soddisfa per nulla, ma che sta mettendo a prova la mia pazienza e il mio carattere. Che mi sta insegnando e facendo scoprire sfaccettature di personalità, negative o positive che siano, che non sapevo di avere. Un anno e mezzo.
Un giorno arriverà "quel momento", il mio momento, come un giorno arriverà "quell'uomo", quello che mi vorrà, senza strategie, senza pensieri, senza "se" e "ma. Mi vorrà e stop.E se non ci sarà, vivrò come ho sempre vissuto, sola, con chi mi Ama. Il mio collega, un omone nero nero africano, che lavora di notte, dice che sarei " a parfect wife" perché gli porto sempre il caffé, ho mille attenzioni e sono gentile.
Le persone sono egoiste. Anzi molte, non tutte, lo sono.Spesso prendono quello di cui hanno bisogno, nel momento del bisogno, poi guarite, lenite, si eclissano, o allentano la presa con la quale prima ti tenevano vicini.
Guardo le foglie per strada, marroni e gialle, iridescenti colori che tappezzano i marciapiedi londinesi e mi perdo nei flussi di pensieri, che non vengono interotti nemmeno dalla fisicità delle azioni. I pensieri si inanellano, continuano, probabilmente in maniera eccessiva, ma sono parti di un essere che è "contraddizione" in sé, che è razzisticamente buonista, senza essere pacifico. Che è conservatoriamente rivoluzionario.
Ossimori. E rieccoce. Si ossimori.
Che rendono tanto strana, scostante ma che se osservata bene, rilascia confidenza e calore e una totalità di amore che non tutti quelli che la incrociano meritano.
Stavolta ho deciso di fermarmi, nonostante stia facendo già numerosi passi, o farò numerosi passi, che roa non possono essere cancellati, annulati a priori. Mi chiedo se mi preparo già ad essere annientata ancora, con istinto nichilista autolesionista, forse con la consapevolezza che non esiste un possibile Futuro.
La totalizzazione di un momento che non implica una coercizione a essere, a volere, a sperare.
A Natale torno a casa. Non ci posso credere, non ci volevo sperare. Non passerò Natale sola a piangere come lo scorso anno, ma sarò con Loro, con Lei, cercando di non combinare disastri, di non spazientirmi...di NON.
Voglio godermi le piccole cose, le piccole gioie, la Vita, con i pro e i contro. Voglio andarmene quando non ci sto, quando non sono, quando devo essere. Voglio rimanere, modificare, esprimere.
Piano piano sto capendo cosa merito o meno, cosa è possibile e cosa è fattibile e cosa no, a qualsiasi prezzo.
Questo, anche questo è crescere. Così dicono...