"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me"
- Kant-
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Lavorare a S.Valentino non ha tutti i lati negativi che uno potrebbe pensare: ti perdi via facendo il tuo dovere e non pensi inaspettatamente a ciò ( o a chi) non dovresti pensare.
Terminare alle ventidue e poi uscire, di sabato sera, con i colleghi che ormai sono proprio amici, ti fa passare la serata ancora meglio. Se vai a Camden e non come a casa dove vedi solo coppiette, meglio ancora.
Osservare la tenerezza dei ragazzi delle mie coinquiline. Ecco a S.Valentino non è che ci credo, o meglio non l'approvo, commerciale com'è (sebbene io sia l'exemplum del consumismo), ma ai buoni sentimenti, bhe..sì.Mi arrendo.
Pensare in spagnolo e non più in italiano sta iniziando a dare i suoi effetti collaterali.
Per questo, ma non solo per questo, scrivere è una terapia.
E' un peccato notare che devo cancellare tre quarti dei link ai blog che amavo perché non esistono più o non vengono aggiornati. Il naturale percorso di un blog ( e del suo proprietario).
La partita dell'Italia di martedì è stata una catastrofe dal punto di vista calcistico.
In compenso mi sono resa conto di quanto mi senta italiana, con tutti i pregi e i difetti che comporta l'esserlo. E mi sono emozionata all'inno. E che ci posso fare, sangue sudamericano, ma cuore tricolore.
I concerti sono una costante della mia vita. Tra poche settimane Franz Ferdinand. La mia coinquilina ha poi preso Maximo Park, a maggio Depeche e a settembre Coldplay a Wembley. Ecco io manco so se a settembre sarò ancora qua, ma è uno stimolo a cercare di fare del mio meglio. Per rimanere.
Questi concentrati di musica intensa sono la mia Vita. E la mia Droga.
Ho ricominciato a Leggere. Mi sono iscritta alle biblioteche di due council. Ho ricominciato ad essere colei che cammina sempre con un libro in mano o in borsa. Non importa se sono libri chick lit, romanzetti leggeri alla Kinsella o " I fratelli Karamazov" in inglese che non ho mai letto prima. Anche non facendo qualcosa lavorativamente che stimoli il mio lato intellettivo e mi consenta di parlare con le persone ( il che mi manca immensamente!), non abbandono le pagine stampate a costo di leggere in situazioni improponibili, come sono solita.
Ho intenzione di sfruttare quattro giorni off, e ricreare tutto. Nel modo migliore possibile.
Tra una settimana cominciano i lavori, nuovo bagno, nuova cucina. Polvere ovunque. E due notti all'ostello e poi in caso, dalla mia amica. Speriamo bene.
Da marzo nuova coinquilina. Speriamo bene, ancora non c'è una materialità. O una scelta
25. Chelsea-Juve. Ovviamente niente notizie sui biglietti. La vedrò al pub con gli amici dall'Italia. Che sofferenza dover stare seduti allo stadio. Niente possibilità di stare a cavalcioni sulle transenne ( non che io l'abbia fatto mai...no cosa dite, vi sembro il tipo!?!?!). Mi preparo per il ritorno con "il gruppo". Se non mi sentite più...bhe sapere perché.
Ho una voglia immensa di tornare in Italia di nuovo. Alcune cose da risolvere, voglia di vedere la Creatura che nascerà tra un mese. E se da un lato non andare significherebbe aver trovato un nuovo lavoro ( che è praticamente impossibile), al momento non mi sono mai sentita così homesick e ho una voglia di stritolare di baci i cuginetti, i miei e la mia splendida famiglia che troppo spesso I took for granted.
E oggi delle cose negative non ne parliamo, ok
Questo elenco potrebbe non aver fine...e di questo gioisco perché sono ancora, somehow, viva.
Sono i piccoli gesti che ti rallegrano una giornata.
Sono piccoli grandi gesti che possono cambiare tante cose...
Piccoli gesti che ti stupiscono.
Ti soprendono.
Ti stampano un sorriso grande grande sul viso che cancella tutto quello che è successo prima.
Alcuni gesti ti confondono, ti fanno pensare "e se, magari, forse".
E ci ricami, costruisci castelli...
Ma in fondo è tanto bello sognare e sperare....
Eccomi qui, alla fine di un altro weekend, mentre mi guardo Juve-Milan con il desiderio di essere a Torino con i miei amici. Preferisco vedermi la partita qua a casa, piuttosto che andare in un locale e rischiare di mescolarmi a tifosi avversari.
La fine di un altro weekend, che mi ha riservato sorprese, per l'ennesima volta, in una città che negli ultimi giorni si è trasformata in un freezer. Sono tante le cose da dire, multiformi e sfaccettati i miei stati d'animo. Si avvicina il Natale, Londrà è un gigantesco albero di Natale, ricoperta di luci e di persone in corsa alla ricerca del regalo perfetto. Io ho ricevuto, con mia grande sorpresa un pacchettino dal profondo Piemonte e insieme alla mia riconosciuta felicità il mio cuore si è riempito di gioia. E di Riconoscenza.Un altro bigliettino con una matriosca è arrivato dalla mia amica russa-inglese. Mesaggi privati che attraversano gli Oceani, e che nonostante preoccupazioni, pensieri, impegni, trovano risposte. Incredibile, GRAZIE.E' bello avere persone che a distanza sanno capire esattamente gli stati d'animo attraverso i quali stai passando, proprio nel momento in cui quasi non li capisci neanche tu.
Martedì sono andata a teatro a vedere Billy Eliott: musical splendido, il ragazzino protagonista ha regalato emozioni con la sua voce e la sua capacita interpretativa e ha fatto anche commuovere i presenti. Bellissima serata. Venerdì ho salutato le mie amiche, che sono tornate a casa per S.Lucia, Natale e le feste. Con un po' di tristezza le ho ringraziate per avermi sopportato e aiutato ogni santissima settimana; in modi diversi ci siamo sostenute a vicenda negli ultimi mesi e sono state la mia ancora di salvezza. Ci si rivedrà nel 2009. Fa quasi impressione dirlo. Al lavoro le cose procedono, così così, si parla, si discute delle cose che non vanno, si manda giù, ci si stanca e si fa amicizia con le persone che lavorano con me. E ci si impone anche, rishciando di essere bossy, una parte di me che non conoscevo.Dal punto di vista umano sono molto contenta e in particolare con alcune ragazze mi trovo molto bene. Ci si vede anche al di fuori del luogo di lavoro, ci si confida,ci si lamenta, si chiede aiuto. Sono soddisfatta da questo punto di vista, lo ammetto. E il mio spagnolo sta veramente migliorando, il mio inglese forse sta persino peggiorando!!!
Questo sabato ho ospitato una ragazza che ho conosciuto in Eramus qui in Inghilterra, italiana della mia zona, con la quale però non avevo moltissima confidenza. Sta studiando nel (profondo) Nord, nglese per un PhD. Mi sono ricreduta sull'opinione che avevo di lei, sono stata molto bene. Ci siamo confrontate: stessi studi, stesso luogo di residenza, diverse strade intraprese, ma difficoltà da affrontare da sole in tutti e due i casi. La strada della ricerca implica molti sacrifici e numerose ore di ricerca da soli. Ricerca che è lavoro, anche se non ha un valore ricnosciuto come quello scientifico. E forse noi che abbiamo studiato l'Old English, la filologia, la storia, che abbiamo sacrificato anni ancora non so per cosa, non uscendo per mesi per scrivere due tesi conosciamo meglio la storia di questo paese meglio di coloro che vi ci abitano.La vita lavorativa presenta altre possibilità e ostacoli. E ancora il bivio, "quel" bivio, tra lo studio che è la tua vita, ma che non è tutto, strada che non tutti comprendono, che chi non ama studiare e conoscene dal punto di vista della "canoscenza" non capirà mai. Uno studio di chi Ama studiare, conoscere, non mirato al passare gli esami ma una passione, quasi da geek.E ancora una volta mi sono trovata a riflettere sui rapporti umani, sulle relazioni e la mia solita teoria dei "conoscenti" e degli "amici" con la quale anni fa ho disquisito con una persona che pe rme rimmarrà sempre importante. E' così difficile e sottile delineare il confine labile in contesti nei quali si ha più bisogno di una mano. La mia diffidenza e il mio cinismo spesso mi fanno passare per una che se la tira, ma ho imparato a fregarmene, perché credo che il gioco valga la candela. Chi riesce a scoprire quello che c'è sotto, avrà in cambio un'amicizia incondizionata. I miei sentimenti e le paranoie mi fanno essere sospettosa, spesso in imbarazzo in contesti nei quali mi sento un pesce fuor d'acqua. E ancora una volta, parlando anche con i miei genitori, pur essendo sulla linea di mezzo tra i vent'anni e i trenta, mi sento più dalla parte sinistra di quella linea di demarcazione, pur non sentendomi ormai più una teenager e nonostante tutte le esperienze attraverso le quali sono passata. Londra da questo punto di vista ti ribalta come un calzino e ti mette in continuazione alla prova. Non è facile fare amicizia, dico Amicizia con la A maiuscola, anche perché è molto spesso difficile riuscire a incastrare incontri tra turni di lavoro, impegni e le distanze che intercorrono tra i luoghi di residenza. E' un'ennesima girandola di emozioni, di turbini psicologici assolutamente interiorizzati e cristallizzati da paranoie inverosimili, che spesso non si riescono a definire, a contestualizzare a far comprendere con chiavi di lettura adatte a persone che non possiedono mezzi interpretativi tali da distorcere una realtà già complicata.
E oggi un'altra giornata passata con un'amica, è incredibile come sia meno sola di quello che potevo pensare, anche se poi arrivano i momenti di malinconia in cui penso di essere come un naufrago su un isola, che però viene osservato ventiquattro ore su ventiquattro, come in un reality. Solita lunaticità* (* esiste questo termine in italiano? ho dei transfers di interlingua tra L1 e L2 assurdi<<<<<<<<<<propensione allo studio della linguistica e della glottodidattica).
E la domanda che mi stata posta in questi giorni, in cui ho affrontato fastidio, gioia, imbarazzo, esaltazione, rabbia, frustrazione, preoccupazione e ho toccato il cielo con un dito è stata:
" Ma saresti pronta a vivere qui per tutta la tua vita? E il tuo futuro?".
Che cosa grande.
Io aspetto ancora quello che sappia prendermi per mano.
Anche se sono convinta che è la mia via, la MIA.
Anche quando ci sono cose che non capisco, che non condivido, che mi infastidiscono, o semplicemente, naturalmente non mi appartengono.
E ringrazio il cielo che ci sono persone alle quali piace passare del tempo con me.
Londra. Oh, che turbine, oh che correre.
Che altalena, vedi il cielo ottenebrato rischiararsi e poi vedi il terreno fangoso. Melmoso.
Ricercatezza epidermica.
Fammi entrare per favore, nel tuo giro giusto.
ps. Come in ogni casa di Londra che si rispetti, forse abbiamo dei visitatori aka mangiatori di formaggio in casa. Forse. Inutile dire che sono terrorizzata. E' venuto l'ammazzarompiscatole e ha messo trappole ovunque e veleno.
Apro il blog...e che beffa l'header del mio template! Sarà mica ora di risistemare tutto!?!
Sveglia alle 5.
Colazione veloce.
Esco nel freddo della mattina londinese.
Autobus.
Metro con i primi temerari, i builders che si addormentano come me nella metro.
Ipod.
Scendi le scale, gira per i corridoi.
Prendi l'altra metro.
Fai vedere il pass.
Intanto albeggia.
Apri l'armadietto.
Togli il cappotto.
Vai dal tuo manager.
Senti cosa devi fare.
Inzia a sistemare le pile di cose.
Arriva un transfer.
Vai a beccare l'uomo del corriere nel parcheggio.
Porta su una ventina di scatole e tre carrelli, per fortuna con altre due persone.
Parla spagnolo tutto il giorno.
Sorridi insegnando la fonetica.
"Oh sei la mia insegnante/traduttrice"
Eh cavoli come mi piacciono le lingue e la letteratura, only God knows.
Finisci di lavorare.
Spiega al capo perché ci sono ancora pile di vestiti.
Frustazione.
Inveisci contro quelli del turno di sera, perché nonostante cartelli giganteschi lasciano il magazzino in maniera indecente.
E la responsabilità è mio.
Non so perché.
Spiega che le mani sono due.
Le tue.
Guarda il cielo su Londra.
Pensa alle persone che ami.
Pensa a quelle che ti hanno deluso.
Persa a quelle che hai deluso.
Pensa a quelle che non senti.
Pensa a Lui.
Nonostante tutto.
Pensa a Natale sola.
Pensa che è stata una tua scelta.
Che bene o male ti paghi casa, spese.
E vivi da sola.
Pensa che sei sola.
O autonoma. Indipendente. Dipende dai punti di vista. Quasi al 100 per cento.
Ma scoccia ancora chiedere.
Ma ci sono amici che anche se magari non senti o vedi sempre ci sono.
E che è bello risentirli, ricevere un messaggio o una mail.
O vederli.
Pensa che ci sono due splendide persone che ti vogliono un bene dell'anima.
Che devo smettermi di farmi vedere in webcam triste triste.
E per loro e per me la devo smettere di piangere e darmi ancora di più da fare.
Pensa che devo smettere di ascoltare chi dice "Ah sei a Londra! Ti diverti di sicuro!"
Le foto, le cose che vedi in Facebook, sono un centesimo della vita reale, fatta di una casa dove non hai il letto e il cibo pronto, dove devi incastrare tempo per fare la spesa, vedere le persone, rilassarti un attimo...e sì fare una lavatrice. Dove costruire relazioni interpersonali profonde è molto difficile.
Dove una domenica con le amiche ti rischiara tutta la settimana.
Questa era ed è la mia scelta. Anche se ho pensato di tornare negli scorsi giorni.
Questa è la scelta che hanno fatto altri, che ce l'hanno fatta, che ce la stan facendo o che forse non ce la faranno. E torneranno. Ci hanno provato.
E' quella di chi lascia tutto, di chi vive un amore a distanza, di chi non vede la famiglia, i nipoti, i cuginetti da tempo, per trovare chissà cosa, chissà come.
Questa è una scelta. La mia scelta. Ora.
Oggi mi sento un Fallimento.
Due lauree.
Due pezzi di carta.
Master che non posso fare.
PHd che non sono in grado di fare.
Mondo del publishing chiusissimo.
Io senza capacità.
Confrontarmi con persone che guardano solo l'aspetto esteriore.
E osano negarlo.
Sentirmi uno schifo.
Parlare ancora con chi dice "Io io io" e non ti ascolta e non si accorge che non parli, non proferisci parola.
Saper fare nulla.
Sempre i ragazzi sbagliati.
Che si rifanno vivi.
E tu vorresti solo un abbraccio, non chiedi il mondo.
Ma no, no, no.
Sempre gente che ti chiede aiuto.
Ma e se ad avere bisogno di aiuto fossi io?
Perché devo sempre farmi viva io e gli altri no.
Continuare a chiedere soldi.
Non sentire gli amici.
Sono stufa,
voglio imparare a essere egoista.
Non ne sono capace.
Dove sto andando?
NERO TOTALE.
I want my lil slice of happiness. I (might) deserve it. Just a taste.
Non è così facile tornare a scrivere dopo tanto tempo. A onor del vero non è tantissimo, ma considerando che prima di giugno ero solita aggiornare il mio blog praticamente ogni giorno, tornare qui mi fa una certa impressione. Biasimo me stessa per non essere riuscita a dedicarmi alla mia paginetta, non tanto per poter vantarmi o meno di quello che sto ( o non sto) facendo. Mi biasimo perché scrivere è sempre stato per la sottoscritta una sorta di catarsi creativa e psicologica.
Stasera, seduta sul divano di casa mia guardando School of Rock con Jack Black ( ebbene sì, casa mia) ho deciso di fermarmi, literally, e riordinare un poco la mia vita e rendervene partecipi. La mia vita londinese è folle. Folle nel senso che non realizzo di quanto velocemente passi il tempo, di quanto non abbia manco il tempo per fare una lavatrice ( e infatti un sabato non sono uscita perché non avevo nulla di decente da mettermi, davvero!), di come non realizzi che passo ore in metro ogni giorno ( e spesso , anzi quasi sempre mi addormenti, svegliandomi miracolosamente alla fermata prima di quella a cui devo scendere o direttamente quando si aprono le porte alla MIA fermata). Non sono mai a casa fra una cosa e l'altra, tra lavoro e amici. Ecco il lavoro. E' quasi un mese che ho iniziato il nuovo lavoro. E da domani inizio seriamente a trovare qualcosa di diverso. O almeno ci voglio provare. Pensavo che la nuova occupazione fosse diversa, invece mi sono trovata a salire su scale di cinque metri dalle quali rischio di cadere ogni volta, a spostare scatole da venti chili o forse più, a piegare vestitini di bambini ( quelli da 0 a 24 mesi sono una cosa allucinante).Cioè mi spiego lo faccio in pantaloni neri e giacca, ma pur sempre faccio una cosa che non c'azzecca una mazza con quello che pensavo di fare quando mi hanno assunto. In compenso mi sembra di vivere a Madrid e non a Londra: parlo spagnolo tutto il santissimo giorno. Nonostante tutto il svegliarmi alle quattro e mezza o alle cinque del mattino alternativamente e il dover fare ancora una volta un lavoro prettamente fisico mettendo a repentaglio le mie fragilissime caviglie mi scoccia alquanto. Sono un po' rassegnata lo ammetto. Ormai sono mesi che sono qua. Per non smentire la mia fama di persona lunatica passo da giorni in cui tocco il cielo ( vedi concerti -ai quali dedicherò un post a parte-) stando con i miei amici, a giorni in cui mi dico, ma cosa sto facendo qui? Alla fine sono chiusa in uno stanzone grande quanto un campo da calcio tutto pieno di scaffali e di vestti, senza una finestrella. Ok lo ammetto, è frustante. Parecchio.E devo fare buon viso a persone che hanno ottenuto cose con minor fatica, forse hanno meriti e qualità superiori ai miei, ma che mettono sempre il pronome personale ( I persona) in qualsiasi frase. Non che non si debba fare, ma la mia intolleranza si avvicina ai limiti dell'inverosimile. Sono un libro aperto. E' inutile si capisce quando sono angry o sad. Thanks God ci sono gli amici. Sì sono tutti italiani, sì non sto facendo amicizie extra "paesane" e mi spiace un pochino, ma nei giorni in cui non lavoro mi concedo giri fuoriporta o cene insieme o chiacchierate. O anche incontri per un caff dopo il lavoro. E questo ultimo weekend in particolare mi ha illuminato su molte cose. Su come le persone si affezionino facilmente, a come una risata spontanea riesca a farti dimenticare per momenti le preoccupazioni e i momenti di insofferenza. Di come mesi fa non avrei mai pensato di uscire a cena e trovarmi così bene con delle persone. Londra mi sta dando tanto e togliendo tanto. Come è ovvio che sia. La Musica è il filo conduttore di tutto. Nel mio Ipod nella metro, tra i lavoratori della City o di Canary Wharf e tra i muratori. Londra mi restituisce la mia migliore amica svizzera, che viene a trovarmi con il suo ragazzo. Giornate splendide e seppure non ci si veda da quasi un anno è come se ci fossimo lasciate ieri, come se ci fossimo lasciate come eravamo a Leeds, dove passavamo i pomeriggi invernali a sorseggiare lo Yorkshire Tea e la sera a bere Frosty Jacks, ossia il sidro in bottiglie da due litri. Londra mi da delle delusioni enormi che fronteggio più o meno malamente.
Adoro questa città, non c' niente da fare. Anche se magari il mio futuro non è qui.
Londra...a volte quando passo davanti al Grande Ben o passeggio tra milioni di persone non mi rendo ancora conto di essere qua. E' una sensazione stranissima. Mi sono registrata dal medico, altro passo. Ma non so quanto e se potrò restare. Vivo alla giornata. Intanto non torno a casa manco per Natale e mi spiace, perché l'ho sempre fatto con la mia famiglia. La mia amica di Roma rimane qua e mi ha invitato a stare con lei e la sua famiglia. Mi sentirò meno sola.
Ho venticinque anni venticinque. Continuo a prendere delusioni che forse solo io capisco per i comportamenti delle persone. E forse loro manco se ne rendono conto. Io cammino per la mia strada, faccio tremila errori, però in qualche modo, da sola, o con l'aiuto di quelle persone che sprecano un pezzo della loro vita per me, rimango su questa strada impervia...
Un altro sabato sera a casa, non che mi pesi, mi spiace un pochino sprecarlo così, nonostante sia stanca. lascio le amiche con fidanzati, famiglie, lavoro e mi infilo in camera, nella mia camera, a casa mia, mentre la mia coinquilina e' in soggiorno con il ragazzo. E un po' li invidio, per la semplicità della serata, per la serenità.
Giorni pieni, di persone, di chiacchiere, di consigli di amiche alle quali dispiace vedermi così per qualcuno per cui probabilmente non vale la pena. Io vado in loop, nonostante prometta a me e a loro di prendermi cura di me, di fermare il tutto, di arrestare il nulla. Giri in autobus, caffè, e andare in giro con S. che sembra una modella, che riceve commenti e apprezamenti, un po' mi imbarazza perché mi fa sentire ancora più "piccola"..e allo stesso tempo oltre a farmi ragionare sul valore dell'esteriorità mi da una spinta a curarmi un po', forse ancora di più, rasentando il maniacale (questo include make up e aumento della cura del girly side).
Mi consolo con piccoli regali, un abito nero, corto, provocante, che farebbe impallidire i miei, io che non ho mai messo queste cose. Lo userò a Natale o all'ultimo. Ormai è deciso che non torno, ma lo passerò con S. -con la quale avevo iniziato ad instaurare un ottimo rapporto a Leeds- e con i suoi genitori. Una delle mie migliori amiche si laurea e dovrebbe venire a farsi un giretto come premio, all'ultimo dell'anno altri sei giorni con un'altra delle mie più close friends direttamente dalla Germania...e tra poco Adi! Cosa chiedo di più? Pensavo di essere sola, ora mi accorgo ancora di più quanto la lontananza rafforzi i rapporti veri.
Di quanto nonostante i chilometri, ancora una volta, inaspettatamente mi arrivino messaggi con scritto "ti voglio bene" da amici o da parenti che perdono magari mezz'ora per riuscire a mandarmi un messaggio con il cellulare, quello sconosciuto.
E io mi sciolgo..
Perché sia maledetto Facebook, ma per ogni sciocchezza, un messaggio privato ed è come avere le persone qua, che siano in Canada, a Genova, a Bergamo o in Svizzera.
A preoccuparsi per una scema che si fa complicare la vita da sciocchezze e da pischelli :)
Una Juve immensa mi consola, derby vinto. Gioia immensa.
E domani ultimo giorno di libertà.
Altro giro con un'altra amica tedesca di giorno e di sera concerto dei Last shadow puppets.
Non posso dire, nonostante tutto che non me la stia godendo questa mia vita, nel bene e nel male, succhiandola fino in fondo, a mio modo, anche nelle piccole difficoltà di ogni giorno, tra London Bridge, i quartieri di Londra nord, i mille spostamenti nella periferia e nei treni della metro.
I pensieri sono lì,
e io li stropiccio, li mastico, confondo parole e le assaporo, per ritornare a percepire il significato della sfuggevole realtà.
Sono sempre la solita...sempre per quelli sbagliati.
Perdere tempo per uno che è convinto che tutte cadano ai suoi piedi e me lo dice apertamente, che mi racconta particolari personali e intimi delle sue ex, che aggiunge la mia amica su facebook perché è sexy e se la "vuole fare", che sta giocherellando sull'evidenza di sapere che a me interessa, che continua a lasciarmi messaggi in questo mondo mediatico in cui sei sempre raggiungibile...
Io non credo di meritarmi questo: flirtare va bene, non piacersi anche, ma esigo di essere trattata bene e io a questo gioco non voglio giocarci. Ho venticinque anni, non quindici. Non voglio trovare l'uomo della mia vita, ma una persona con la quale condividere pezzi della mia vita, della mia personalità. Non ho bisogno di sprecare i miei sentimenti così.
Non sono così, ho provato a essere leggera, "superficiale", ma non ce la faccio, non ci riesco, la vera Mdn torna a galla. Non sono piu un adolescente, non sono una donna ( oddio mi viene in mentnte la canzone di Britney Spears)
Ho bisgno di andare avanti per la mia strada, ridare priorità alle cose, alla cultura, alla mia carriera, al mio futuro.
Lunedi inizio a lavorare come semplice sales assistant nella catena di negozi di vestiti più grande del mondo. Ci metterò tutto il mio impegno, anche se il lavoro non è quello a cui aspiro, ma sono molto entusiasta in ogni caso. Sono tutti molto "fashion", e vogliono che non si faccia semplicemente il lavoro da "commessa", ma da "fashion advisor" ...bhe per me basta potermi truccare e mettere smalto :) E viva lo sconto dipendenti!!!Il new shopping centre sarà uno spettacolo, con Hugo Boss, Burberry, Louis Vuitton e ...tadaaaa niente McDonalds e KFC, can't believe it! Credo poitrei morire li dentro,...shopping shopping shopping!!Il training di due giorni in un cinema in cui ci hanno spiegato il profilo della compagnia e dato le informazioni è stato veramente interessante! E il big boss dell'azienda in Uk è italiano! La maggior parte delle persone con cui lavorerò sono spagnole o non inglisc e l'ambiente è davvero multiculturale. Speriamo bene...
Ed ora è arrivato il momento di iniziare a guardare le case editrici e il mondo della cultura. Ho tralasciato troppo tutto, che ho finito di dimenticarmi che per quanto poco valga mi sono laureata quattro mesi fa...Me ne sono ricordata quando l'università mi ha mandato il certificato. Leggere "Dottoressa Magistrale" e pensare a tutta la fatica che ho fatto per avere quel pezzo di carta mi ha fatto ritornare la voglia di combattere.
Anche se non sarà ora, anche se ci vorrà tempo, anche se all'Unesco non riuscirò mai ad entrare ( ovvio!) , anche se...Devo riorganizzare il mio tempo, le mie priorità e permettere di entrare nel mio mondo solo chi veramente lo merita.
Finirà prima o poi, finirà.
O ritorno in Italia e mi chiudo in clausura nel convento al lago.
Settimana intensissima.
Ieri uscita saltata, uscita dopo dal lavoro, rush hour in the underground, bus che non passa, morta cotta distrutta.
Sto malissimo, mal di gola, febbriciattola.
Stasera esco con lui , devo, anche se la sensazione di volergli tirare il pacco è grande e questa è l'ultima possibilità ( e si puo...si esce io lui e il suo amico -dopo che mi ha chiesto se non avevo "un'amica"- ma poi tanto non ci prova, ma che devo dirvelo a fare, io mi sto arrendendo), non so cosa mettermi. Non so come comportarmi.
La metrò e' sospesa e devo fare un giro assurdo con gli autobus.
Devo preparare la valigia. Domani lavoro 11 ore. L'ultimo giorno. E a mezzanotte ho il bus per Stansted.
Lunedì torno a casa. Tre giorni. dentista, dottore, capelli ( che potrei tagliare a zero in un istinto di rabbia follia).
Giovedì Oasis.
Non sto impazzendo, no no no.
E come mi ricorda qualcuno, autostima, autostima, autostima
E sono quasi quattro mesi QUI.
Lo scorso sabato ero preoccupata per come vestirmi, come comportarmi. Ero con lui, lo guardavo muoversi, volevo parlargli nonostante la musica. Non mi sentivo "abbastanza", o forse mi sentivo "troppo".Stasera, sono a casa, dopo una giornata di lavoro pesante, deciso di non uscire con gli altri, dieci sterline in meno che ho dovuto dare perché mancavano in cassa. Rabbia, rabbia. Stamattina ho trovato una lettera e cambiamenti si prevedono all'orizzonte tra un mese. Questo mi concede la forza per resistere ancora tre settimane in mezzo a pollo, topi ( ne ho incontrato uno ieri sera in cucina!), gente che non ha voglia di fare un cavolo, manager assente, gente impazzita. Giorno off, domani, che mi prepraro a celebrare con sveglia alle 6 per Valentino Rossi, incontro con le amiche in mattinata e ritrovo con un'altra amica, amica di una delle mie amiche Erasmus più close, conosciuta a Leeds. Quanti destini che si incrociano. E fa strano pensare che sono ormai tre mesi. E sto piano piano creando la mia strada. Nonostante tutto e tutti, partendo dal basso basso. La rabbia la sfogo imprecando, cantando e sognando, continuo così. Non so ancora gli orari di settimana prosima, sono disorganizzati....ma il mio futuro quantomeno è pronto a cambiare.
Torno a casa apro Messenger e subito mi contatta. Non sta bene, ha avuto la febbre, ieri se n'e è andato prima, domani si da' malato e rimane a casa.Ci si scrive un po', banalità, forse no, poi cena e sparisce. E' così sfuggevole e quando penso di mandarlo a quel paese, lui riappare. Che strana cosa...vorrei metterlo da parte, accantonarlo, ma già pensare di non vederlo mi mette agitazione. Come finirà? Non lo so, forse mi sto esponendo troppo, dovrei pensare alle cose importanti, magari è un grande raccontastorie...
E' bello volare con la mente, senza esagerare, per allontanare la rabbia di una situazione che a volte considero umiliante, a volte il prezzo da pagare per aver dedicato anima e cuore ai libri.
Destino malefico o meno, spero un briciolo le cose si sistemino, spero di poter avere un barlume di felicità.
Credo pienamente di meritarmelo. Questa volta.