"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me"
- Kant-
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Non sono più io.
O quantomeno non sono quella delle scorse settimane. Quella degli ultimi giorni. Quella che quando P. (quello del concerto) viene alla reception fa capire che è uscita con tanti ragazzi, che ha una vita impegnata e che di fatto non mi interessa nulla se lui è uscito con una ragazza, quella ragazza con cui deve chiarire a capire a che punto sono nel weekend. Son certamente anche quella che gli dice che "deve trattarla bene quella ragazza". Ovviamente. E non che sia vero che io esco tutte le sere.
Oggi una giornatina assurda, tra ospedale, attese, la mia amica che litiga con il ragazzo che ospita da lei perché lui non ha né casa né lavoro, però ha cura di lei, ma tra loro non c'è nulla...eeeeh...E io che guardo questo, ci faccio la scema, aspetto ore per ritardi. E poi, è come se avessi perso il mio day off, così per un nulla.
E la sera, sfinita, in mezzo all'ennesima litigata ( non mia), decido di farmi la mia solita passeggiata da Waterloo a London Bridge, per rilassarmi. Ha fatto caldo oggi a Londra, un caldo insolito.
Sembra proprio sia dentro ad un film, di cui non capisco la trama, di cui lo sceneggiatore è chissà chi.
Devo smetterla con le (poche) Malboro lights, devo smetterla di torturarmi lo stomaco, devo smetterla di perdermi in pensieri, idealizzando delle persone che mi spiace dirlo, sono semplicemente tanto stronze, quanto approfittatrici. Forse mi vogliono solo per riempire i loro buchi, non lo so, faccio da soprammobile.
Whatever.
Domani è un giorno importante.
Venerdì U2 a Wembley.
Settimana prossima tre giorni a Leeds, con G. Ho biosgno di stare con lui.
Di capire.
Prima settimana del nuovo lavoro. Sette giorni di seguito e poi...due giorni di pausa. Non mi piace molto, ma porto la pagnotta a casa e via. Aspetto risposte da altre cose, cose a cui tengo ma di cui non ho notizie. Mi da fastidio sapere che lui è dall'altra parte della strada, nell'ufficio centrale.
Mille pensieri nella testa, azioni per dimenticare due settimane di "follia", quindici giorni in cui non sono stata io. Niente di particolare, ma no, non sono stata io. Fumo, alcol, finto amore di plastica. Anche se quei baci, quelle carezze mi hanno "risvegliato". Mi sono presa una cotta colossale, grande come una casa per il migliore amico della mia coinquilina, che gentilmente mi ha aiutato a trovare un lavoro, ma con il quale non ho un briciolo di possibilità. Altra porta in faccia e sono diventata cinica. O meglio non ho ricevuto alcuna porta in faccia, ma la coinquilina mi ha messo le cose in chiaro "implicitamente" che nulla potrà succedere fra di noi. E alllora... Alcol, fumo, una sera dalla quale forse ho riportato a casa una persona più consapevole, e più cinica. Ieri ho risentito A., ma gli ho dato letteralmente buca. Mi ha invitato a bere qualcosa, ma non so come, non so perché, gli ho detto di no. Non sono lì, pronta ad obbedire al fatto che lui sia libero, così.
E così così, sono piu cinica di prima, rincorro i miei sogni, li mimetizzo, li faccio scoppiare come palloncini.
Io sono fatta così, sono emotiva, rompiscatole, mi innamoro di una persona in un giorno, la vorrei accanto. E maledettamente sono fatta così, non c'è modo per cambiarmi.
Sarò sempre una persona in cerca dell'Amore.
Ci sono momenti in cui finalmente (nel senso, alla fine) realizzi una cosa latente. Una cosa che hai in mente da tempo, che hai esplicitato meno.Ecco, io questo weekend, questo weekend di sole, di 20 gradi e di bank holiday, ho realizzato quanto mi senta Londinese. Non dico inglese, perché non lo sarò mai, ho sangue latino nelle vene e cuore italiano, nonostante tutto.Sono però due anni, più, di Inghilterra, e nonostante le delusioni le fatiche, ogni volta che qualche amico italiano viene a visitarmi sento la distanza fra me e loro. Ogni volta realizzo quanto sia cambiata io, quanto non riesca a far capire le cose, il contesto, le fatiche, le gioie, la multiculturalità. Le difficoltà del partire da zero, del contare persino le monetine, dell'orgoglio di avere amici che ora hanno conquistato il loro posticino, i loro lavori, le amicizie, l'andare e il venire. Non è facile raccontarlo senza sentirlo un'ostentazione. Io, ora più che mai mi rendo conto di quanto sia lombarda, nei tempi, nei modi, nel modo di fare, io che la cosa che odio di più è non sapere come è organizzare il mio tempo, come venga organizzato, io che in questo sono precisa, avendo sempre avuto deadlines, objectives, tempi. Io che odio aspettare la gente in ritardo, io che odio essere in ritardo. E invece qui, lo sto facendo, sto smussando, sto litigando e capendo, sto chiedendo scusa e mandando giù. Qua a Londra vivo una cultura, anzi diverse culture, da un punto di vista privilegiato, anche se odiato, quello del non sapere cosa ci sia nel mio immediato futuro, senza avere un piano, io che i piani li ho avuti da quando ero alle elementari. Io che non ho mai saltato scuola, ma che poi andavo in giro con dei delinquenti. Ossimorica, parola che tornerà e torna sempre.
Oggi ho chiamato mam, le ho detto quello che mi passava per la testa,come sempre, le ho detto che non capirà, che forse non capisce, le ho detto che sarà difficile quando tornerò a casa, sara molto difficile. Lei mi ha detto con orgoglio che i miei valori nonostante tutto non cambieranno mai, che devo esserne orgogliosa, quello è l'importante,anche se guardo sempre quelli con più di me, quelli che possono mentre io no, anche con un po' di invidia. Io che le ho ribadito che i soldi contano che ho esempi davanti, ma che ho anche esempi di persone che vogliono Fare per gli altri, non solo per l'autoaffermazione di se stessi.Non so se sto preparando il terreno, so poco. Sono su una montagna russa, un giorno sono in basso in basso, l'altro svetto e vedo il cielo. Potrei mollare il lavoro il prossimo mese, o potrebbe esserci qualcosa che non mi aspettavo dietro l'angolo. Chi lo sa. Senza piani, senza voglia di tornare questo lo so, perché mi spiace, ma con certi meccanismi che conosco, che vedo non mi incastrerei mai, consapevoli o inconsapevoli, ci sono e ci saranno sempre. Di ragionamenti entro i quali io non c'entro un fico secco, a meno che non fugga ancora. E sto fuggendo o sto costruendo? Mi sto salvaguardando dalla verità, ma è quella la verità, quella a cui non voglio credere, che non fa per me?
Questa è la città che sognavo da quando avevo sei anni, questa è la città nella quale ho detto che volevo vivere, e lo sto facendo, l'ho fatto per gli scorsi undici mesi.Non lo so dove mi porterà il tempo, non lo so dove mi porterò io, se si dovrà tornare a casa lo farò con dignità, con la voglia di cominciare un altro capitolo.
Essere lunatici.
E ho una voglia di avere un piccolo pargolo, non prendetemi per pazza, sono alla soglia dei ventisei anni, sono ancora una giovane puella, ma ho una voglia di famiglia, che quasi non mi riconosco.
Ecco, l'ho detto.
Ho in ballo tremila cose, da un lato vorrei pace e serenità vorrei poter vivere senza preoccuparmi dei soldi (facile a dirsi!), vorrei farmi una vacanza, quattro giorni, senza preoccuparmi del cent in più o in meno...e momenti nei quali mi rendo conto di quanto sia fortunata, di quanto guardi sempre quelli sopra di me, e mai quelli sotto. Verità, verità di verità- Come Dedalus in Joyce. Con incertezza del domani, dei prossimi mesi, senza sapere se posso tornare a casa o meno, dove lavorerò.
E questo è un flusso di coscienza, di verità, di pensieri inespressi...e lascio che voli via, penso al mio weekend di festa, tre giorni, non ancora finito, che si concluderà domani con il concerto di Luciano Ligabue a Camden. E io per l'ennesima volta mi sentirò "La piccola stella senza cielo", quella che mi sento dal primo concerto suo, al ginnasio. E questo weekend scorre, mi sono abbronzata al parco, davvero (!), sono andata a teatro, ho condiviso emozioni, ho litigato, ho aspettato, ho bevuto....ho ballato. Un litigio, in inglese ispagnoleggiante, mi fa capire il valore dell'Amicizia, quella vera, quella che non cambierei per nulla. Quella di chi ti capisce, con i tuoi difetti.
Ho messo una gonna bianca, l'ho lasciata libera ad ondeggiare sul ponte Waterloo, nei giardini di Kensigton.
I meccanismi difficili del carattere.
Lui non ha chiamato, io mi sono rassegnata al fatto che i miei uomini, con i quali non c'è mai nulla, si eclissino, spariscano,non chiamino, non rispondano a mail, messaggi...ecco, pazienza, cuore in pace e via...d'animo. Non sono destinata ad avere qualcuno evidentemente. Aspetto "quel" bacio da troppo tempo. Non mi sento di cambiare per qualcuno, non voglio, ora più che mai.Ho delle amiche eccezionali davvero, quelle che meritano, a loro vanno i miei ringraziamenti.
Ciao Domani, oggi chiudo gli occhi, ti aspetto, per ora ancora qua da Londra, e Domani,quando arrivi, chi lo sa.
Taken to the floor
with the reach to the sky
i loosen my tie
i loosen my tie
locking down the door
with the rhythm and rhyme
i loosen my tie
i loosen my tie
trying to recall
what you want me to say
i shake it your way
i shake it your way
counting on the night
for a beautiful day
i shake it your way
i shake it your way
and i say,
you can't get enough
now you can't get enough
given a chance
i wanna be somebody
if for one dance
i wanna be somebody
open the door
it's gonna make you love me
facing the door
i wanna be somebody
now it's your time
and you know where you stand
with a gun in your hand
with a gun in your hand
now i'm no longer an ordinary man
was this your big plan,
your gun in your hand?
and i say,
you can't get enough
now you can't get enough
given a chance
i wanna be somebody
if for one dance
i wanna be somebody
open the door
it's gonna make you love me
facing the door
i wanna be somebody
Tutto accade così in fretta.
E porto con me sguardi,sorrisi, emozioni di una giornata, la domenica delle Palme, quella prima della Pasqua.
La messa la mattina con palme invece del ramo di ulivo, il sole che fa capolino timido nel cielo inglese, le mie ballerine bianche e nere indossate senza calze.
La passione di Cristo, il Padre nostro in latino, l'inizio della settimana santa. Una settimana santa atipica, la seconda in Inghilterra, la seconda in un paese non cattolico.
Il mio giorno libero, dopo la frustazione del sabato, la voglia di succhiare ogni minuto, rivoltarlo, assaporandone ogni singola sfumatura.
Il passo deciso di un'amica al mio fianco. Un pranzo condito di chiacchiere, una giornata da vivere, riempiendola di pensieri e sorrisi. I mercatini di Londra, Brick Lane, Spitafields and Petticoat, una borsa, l'ennesima. La mia pancia che mi ricorda cosa mi aspetta. Ansia, paura di non essere all'altezza.
Poi, din don, sei e mezza. E' ora.
Uno sguardo al mio viso, i miei occhi contornati da occhiaie che nessun fondotinta potrà mai coprire. E lo vedo, là in fondo, con Piccadilly alle sue spalle. Un'energia contagiosa e dopo due anni e mezzo, ancora tu, tu nella mia vita, in quale entità se minima o importante non lo so.Sei stato pensiero diversivo allora, potresti esserlo ora per cacciare via qualcosa, qualcosa che non merita un posto che occupa attualmente.
Vedere che ti ricordi cosa mi dicesti quella notte, quando ti conobbi. E ora...
Un drink insieme, il tempo che vola. Battute, chiacchiere, amici.
Una cena e la sensazione, per la prima volta, dopo mesi, forse più, di stare bene. Ma bene davvero. Senza vergogna, senza pensare a cosa e come dire le cose. Avere la sensazione di essere ascoltata, capita, da chi l'esperienza l'ha fatta prima di me. Un sorriso, che mi entra dentro, senza significati ambigui, un sorriso sincero. Passeggiare insieme così, fianco a fianco, con la luna su Covent Garden, senza doppi pensieri, senza chissà cosa. Sei mesi davanti. Un vivere giorno per giorno come ho deciso io, come di fatto non faccio, come mi dici non posso fare se ho sogni. Sei mesi, il tutto e il nulla.
Non ci si aspetta nulla. Il mio cinismo supera tutto, lo so che non posso e non devo aspettare nulla.
So che i miei occhi sorridevano, so che sembravo felice, no anzi, so che ero felice.
In ogni modo oggi è stata una giornata intensa, una giornata felice, da contrappeso alle delusioni di tante persone, alle lacrime e alla rabbia malcelata.
Il futuro è fatto di imprevisti, di non corrispondenze e zero illusioni. Ma....ma...
Uno solo di quegli sguardi, uno solo, the way you looked at me, the way you were listening to what I was saying, were enough to make my day.
Perdonatemi il francesismo. Ma ci sono giorni di merda..e giorni come questo.
Nel quale sì ti svegli alle cinque, saluti il gatto del vicino quando esci di casa e ti dirigi al bus che ovviamente sta passando e per il quale tu ti metti a correre. E' però un giorno in cui SEMBRA veramente di NON essere in Inghilterra. C'è il SOLE, fa caldo, non escono nuvole a coprire il sopracitato. Quindi la gente ride, sembra NORMALE e non imbronciata come al solito, osa adirittura alzare lo sguardo. E pensare che io stavo proprio pensando che sto diventando PALLIDA. Direte voi, con tutto il rispetto, dicevo, direte voi pallidini "ma ci stai prendendo per i fondelli, tu sudamericana?". Ehm no, è verò sono pallida, il mio pallido, ma pallida. E così oggi, per smentirmi, e anche ieri a onor del vero ( ma io stavo male perché avevo rigettato in pausa pranzo -perdonate la mancanza di gusto stavolta- l'impossibile e dopo il lavoro mi sono ficcata nel letto modello "involtino")...comunque dicevo oggi..SOLE!!!
Ho deciso di tornare a casa in barca, visto che praticamente abito dietro al fiume a treminutitre....e quindi Westmnister, Big ben, London Bridge, The Globe, Tower of London...tutto dalla barca al tramonto. Spettacolo! Ecco quando amo Londra.
Sono questi giorni, quando torno a casa e la sento "casa", quando la mia coinquilina prepara la torta al cioccolato, quando io perdo un'ora e quaranta a giocare alla wii fit...oddio mio. Casa, anche se la mia casa e gli amici anche quelli che ho conosciuto tramite questo blog, mi aspettano in Italia, venerdì e sabato.
Ecco un giorno così nel quale prendi consapevolezza di alcuni elementi negativi che a malincuore devi accantonare perché egoisticamente non vanno bene per te...In cui forse fai anche la stronza ma non ti puoi permettere di usare carinerie se non le senti.
Un giorno così e andare a dormire...con il sorriso sul viso.
Notte
Lavorare a S.Valentino non ha tutti i lati negativi che uno potrebbe pensare: ti perdi via facendo il tuo dovere e non pensi inaspettatamente a ciò ( o a chi) non dovresti pensare.
Terminare alle ventidue e poi uscire, di sabato sera, con i colleghi che ormai sono proprio amici, ti fa passare la serata ancora meglio. Se vai a Camden e non come a casa dove vedi solo coppiette, meglio ancora.
Osservare la tenerezza dei ragazzi delle mie coinquiline. Ecco a S.Valentino non è che ci credo, o meglio non l'approvo, commerciale com'è (sebbene io sia l'exemplum del consumismo), ma ai buoni sentimenti, bhe..sì.Mi arrendo.
Pensare in spagnolo e non più in italiano sta iniziando a dare i suoi effetti collaterali.
Per questo, ma non solo per questo, scrivere è una terapia.
E' un peccato notare che devo cancellare tre quarti dei link ai blog che amavo perché non esistono più o non vengono aggiornati. Il naturale percorso di un blog ( e del suo proprietario).
La partita dell'Italia di martedì è stata una catastrofe dal punto di vista calcistico.
In compenso mi sono resa conto di quanto mi senta italiana, con tutti i pregi e i difetti che comporta l'esserlo. E mi sono emozionata all'inno. E che ci posso fare, sangue sudamericano, ma cuore tricolore.
I concerti sono una costante della mia vita. Tra poche settimane Franz Ferdinand. La mia coinquilina ha poi preso Maximo Park, a maggio Depeche e a settembre Coldplay a Wembley. Ecco io manco so se a settembre sarò ancora qua, ma è uno stimolo a cercare di fare del mio meglio. Per rimanere.
Questi concentrati di musica intensa sono la mia Vita. E la mia Droga.
Ho ricominciato a Leggere. Mi sono iscritta alle biblioteche di due council. Ho ricominciato ad essere colei che cammina sempre con un libro in mano o in borsa. Non importa se sono libri chick lit, romanzetti leggeri alla Kinsella o " I fratelli Karamazov" in inglese che non ho mai letto prima. Anche non facendo qualcosa lavorativamente che stimoli il mio lato intellettivo e mi consenta di parlare con le persone ( il che mi manca immensamente!), non abbandono le pagine stampate a costo di leggere in situazioni improponibili, come sono solita.
Ho intenzione di sfruttare quattro giorni off, e ricreare tutto. Nel modo migliore possibile.
Tra una settimana cominciano i lavori, nuovo bagno, nuova cucina. Polvere ovunque. E due notti all'ostello e poi in caso, dalla mia amica. Speriamo bene.
Da marzo nuova coinquilina. Speriamo bene, ancora non c'è una materialità. O una scelta
25. Chelsea-Juve. Ovviamente niente notizie sui biglietti. La vedrò al pub con gli amici dall'Italia. Che sofferenza dover stare seduti allo stadio. Niente possibilità di stare a cavalcioni sulle transenne ( non che io l'abbia fatto mai...no cosa dite, vi sembro il tipo!?!?!). Mi preparo per il ritorno con "il gruppo". Se non mi sentite più...bhe sapere perché.
Ho una voglia immensa di tornare in Italia di nuovo. Alcune cose da risolvere, voglia di vedere la Creatura che nascerà tra un mese. E se da un lato non andare significherebbe aver trovato un nuovo lavoro ( che è praticamente impossibile), al momento non mi sono mai sentita così homesick e ho una voglia di stritolare di baci i cuginetti, i miei e la mia splendida famiglia che troppo spesso I took for granted.
E oggi delle cose negative non ne parliamo, ok
Questo elenco potrebbe non aver fine...e di questo gioisco perché sono ancora, somehow, viva.
Scherzi del destino. O no?
Welcome back in London. Accendo l'Ipod e i Beatles mi accolgono, a chilometri da Liverpool, lo so, ma pur sempre nella loro terra. Beffa. Lo so anch'io di cosa ho bisogno. Una canzone lo sottolinea. O forse mi ricorda di tutto l'amore che mi sono portasta via da casa. Quello che per la prima volta mi ha fatto partire con gli occhi lucidi e la paura di un distacco che non ho mai avuto prima, la confusione nella testa e le stesse parole ricorrenti che si rincorrono saltellando nella mia mente. Mile pensieri intrecciati alla volta, che si aggrovigliano, si confondono, si fanno lo sgambetto. Poche certezze, forse ancora meno, se non quella che questa settimana a casa mi ci voleva. Melensa, vera. A bere Prosecco appena arrivata, con le amiche. Un sabato sera, in una città con il suo centro spoglio a versi, colma in angoli conosciuti. Odio. Amore. Il pranzo della domenica. Sistemare quelle parti del mio corpo che per geni ereditate mai saranno sistemate. Entrare in nell'odioso ospedale dopo quasi cinque anni e farsi venire le lacrime agli occhi solo per mettere una firma una. Sentire parlare di cassa integrazione, ferie e non sapere come barcamenarsi. Un'operazione, andata a buon fine. Andare a prendere una bimba all'asilo. Vedere che si ricorda di te, che ti regala un disegno di cui tu non trovi capo o coda. Sentire un piedino che scalcia, un gomito lì sotto. Che emozione. Indescrivibile. E tu? Tu sei lì, che smetti di ascoltare, che ascolti troppo. C'è chi va e chi viene. E non riesci a dare risposta alla domanda innocente di una bimba che ti regala dei cuori di carta e ti dice " Perché devi andare così lontano?".Un turbine di emozioni, di sensazioni e per ora, ancora più confusione. La solita metafora di "ogni uomo è un'isola", ora più che mai, mai così attuale per me. Da ricordare: le ore aspettate seduti per i corridoi nelle varie facoltà ad aspettare il tuo turno, con il mal di pancia, ascoltando gli orali degli altri...E poi viene il tuo turno. E' tutto è diverso. Non si sa se in meglio o in peggio. E il tuo turno, in ogni caso. Il tuo nome, il tuo libretto, la tua preparazione, la tua ansia, più o meno celata, le tue indecisioni, tu, insomma. Ecco mi dia il libretto. I miei li ho consegnati tempo orsono. Ho solo delle fotocopie. Che attestano la mia conoscenza. O che presuppongono la mia conoscenza. Metaforicamente, flusso di consciousness. Blake, Shakespeare, Wilde, Coleridge, Vargas Llosa, Cervantes. In coda, o semplicemente chiusi dentro le pagine di libri che hanno visto notti insonni, piene di "non ce la faccio", di corse dietro a un treno, di lezioni tra una pausa alla macchinetta del caffé e il giardino. Tutti cresciamo. Qualcuno insegna, altri fanno il tirocinio, altri non hanno ancora finito. Tutti cercano la loro strada. E' il tempo è tiranno. Non perché corra, anche quello certamente. Il tempo, con alti e bassi, procede il suo flusso e riflusso, incombente, senza curarsi dei riflussi che trascina, inequivocabilmente. Alas... Una maggior consapevolezza dei mezzi, delle proprietà di qualità, a contrastare con la convinzione che non esistano o non possano essere sfruttate. A confronto con enti in grado di farlo e per questo più effettivi. O che sia o non sia. Sproloqui letterati, parti di menti a lungo sterili, costrette a operare secondo meccanismi nei quali non si indentificano. E così è il logos, la parola, che lotta per trovare nuova forma. Qualsiasi forma.
Che le permetta di sognare.
Nei vuoti d'aria della realtà tracciamo traiettorie migliori.
Sono le quattro di mattina di un altro sabato londinese.
Sono appena tornata da un'ennesima serata in compagnia delle mie amiche.
Ritorno a casa in night bus, passo davanti al Big Ben e al London Eye, vedo il Tamigi, gli ubriachi per strada, scendono due lacrime fra i miei pensieri, mentre cerco di non addormentarmi e scendere alla fermata sbagliata, Vinicio Capossela nelle orecchie. Ho un timbro sulla mano di un altro club, che farà fatica ad andare via per giorni, l'eco rimbombante della musica nelle orecchie, la stanchezza nelle gambe. Un'altra settimana è volata via, siamo a dicembre ed entro nel sesto mese di permanenza in questa città. E' stata una settimana pesantissima. Sveglia tutte le mattine alle quattro e mezza, anche se per fortuna finisco di lavorare alle due, quando non faccio straordinari. Questa settimana però ho avuto la fortuna di riuscire a fare delle ore in più e così mi sono trovata a lavorare in Oxford Street martedì, giovedì notte a ricevere una consegna e rimanere in negozio ad aprire e smistare scatole dalle 11 alle sei e trenta di mattina, dopo le sei ore del mattino. Ieri ovviamente ero cotta e ho dormito tutto il giorno. La disorganizzazione regna nel mio posto di lavoro, assai frustrante molto spesso, cose che sono palesi anche a chi non ha l'esperienza di management, but that's how is it, e non ci posso fare nulla se non continuare.
Sei mesi....Non realizzo quasi. Non avrei mai pensato di arrivarci. E per la prima volta sono orgogliosa di me. Per la fatica fisica che sto sopportando lavorando, mettendo un po' in pericolo l'odiosa caviglia,io che ho sempre usato il cervello e il razionalismo impulsivo, io che persino non facevo educazione. fisica a scuola.Per non aver mollato. Insomma lo so....Passerò il Natale da sola, ormai è appurato. Sono abbastanza triste, lo ammetto, ma passerà. Spero di poter andare a casa presto, Ho bisogno di persone sincere, anche capaci di commenti acidi e pungenti ma veri come quelli di alcuni membri della mia famiglia. Mi mancano gli abbracci e anche le sgridate per stupidate. Credo sia normale., per quanto sono legata a loro e per quanto sempre mi abbiano sopportato e cercato.Se faccio un bilancio anticipato rispetto alla chiusura dell'anno, sono contenta di come sta procedendo la mia avventura, certo non al cento per cento, ma sommariamente bene. Principalmente per le mie reazioni, con molti lati oscuri, con un carattere che è diventato ancora più spigoloso per certi versi, che fa sì che mi fidi ancora meno delle persone e sia diffidente, ma che mi ha fatto aprire la mentie aumentando la consapevolezza (giusta o sbagliata che sia) che la mia migliore compagna è la solitudine.A ncora una volta, seppur piena di conoscenti e alcuni amici, mi affido solo su me stessa, e sulla mia famiglia, quei due angeli che ci sono ogni volta che ho bisogno di loro. Ancora una volta però sono sola nei momenti più importanti: spesso non parlo delle mie cose, o mi sembra che le persone non mi ascoltino e mi parlino prima delle loro preoccupazioni, dei problemi, del loro quotidiano...e dopo arrivano a chiederti..."come stai", quasi di circostanza. Sono arrivata a un punto in cui, somatizzo, tengo dentro, accenno, ma non parloO meglio non come vorrei. Perché mi sembra di dire le solite cose, di annoiare le persone e non voglio. O vorrei che me lo chiedesssero le persone veramente interessate. Alcune delle persone che mi hanno capito sono lontanissime....ma sono contenta di averle viste e conosciute negli ultimi mesi.Questo anno, per l'ennesima volta ho preso un abbaglio, non ho incontrato una persona che mi voglia bene per come sono,ho conosciuto solo un'altra chimera. Sembra un bilancio triste, è il bilancio e l'insieme di pensieri che mi fa diventare gli occhi lucidi,anche se non dovrei. Perché triste, anche se potrei cadere nell'ovvio e nello scontato è quel signore vicino alla stazione di London Bridge che si rollava una sigaretta, sotto una coperta di fortuna, con le ragazze ubriache che gli passavano davanti. Questa è la vita, fatta di picchi di gioia e di momenti neri, in cui vorrei solo stare da sola, smettere di sentire tutti e rinchiudermi. Quei momenti in cui sei intollerante. E non capisci molte cose, situazioni, atteggiamenti, dinamiche. E' normale a volte, almeno per me. Che da figlia unica ho imparato da sempre a riempire con la fantasia i momenti vuoti invernali, a lottare e fare le litigate per me , non avendo un fratello maggiore o una sorella.Sono sola quando cammino per prendere l'autobus notturno, quando cammino alle quattro del mattino con i piedi fradici e aspetto alla fermata con uno che sta male. Sono sola quando devo rpendee delle decisioni. Sono sola...vivo con Lei, la solitudine...e rinasco nel weekend, quando rivedo sorrisi, racconto la mia settimana. Sono meno sola al lavoro, dove ho conosciuto persone simpatiche che mi fanno passare il tempo.
Contraddizioni di una vita frenetica. Dove realizzi le peculiarità di ogni persona, arrivi a scusarle o ad accettarle, in quanto alter da te. Una scannerizzazione di sistema di personalità che cozza contro il tuo, spesso in modo devastante. Ed è per questo che a volte comprendi a volte, rimani ferito. Che processo. Un processo di vita, di crescita in ogni caso. I bilanci non mi piacciono. Non voglio passare per lamentosa, né per quelli che antepongono l'Essere non come entità ma come caratteristiche e traguardi a tutto.
Sono constatazioni di una vita normale, fatta di ripetizioni e di quotidianità. Di domande spesso senza risposte, di rabbia e di frustrazione. Spesso anche di gioia per un pranzo insieme, una birra o un sidro al pub. Piccole cose che ti spingono a non mollare. A confidarti con te stessa, mandare giù. A invidiare coloro che hanno qualcuno che li aspetta, li abbraccia, cammina con loro per strada mano nella mano.
E aspettare ancora per quell'abbraccio, in conformità con i tuoi valori e il rispetto dei tempi, delle situazioni, dell'educazione che ti sei dato.
Sveglia alle 5.
Colazione veloce.
Esco nel freddo della mattina londinese.
Autobus.
Metro con i primi temerari, i builders che si addormentano come me nella metro.
Ipod.
Scendi le scale, gira per i corridoi.
Prendi l'altra metro.
Fai vedere il pass.
Intanto albeggia.
Apri l'armadietto.
Togli il cappotto.
Vai dal tuo manager.
Senti cosa devi fare.
Inzia a sistemare le pile di cose.
Arriva un transfer.
Vai a beccare l'uomo del corriere nel parcheggio.
Porta su una ventina di scatole e tre carrelli, per fortuna con altre due persone.
Parla spagnolo tutto il giorno.
Sorridi insegnando la fonetica.
"Oh sei la mia insegnante/traduttrice"
Eh cavoli come mi piacciono le lingue e la letteratura, only God knows.
Finisci di lavorare.
Spiega al capo perché ci sono ancora pile di vestiti.
Frustazione.
Inveisci contro quelli del turno di sera, perché nonostante cartelli giganteschi lasciano il magazzino in maniera indecente.
E la responsabilità è mio.
Non so perché.
Spiega che le mani sono due.
Le tue.
Guarda il cielo su Londra.
Pensa alle persone che ami.
Pensa a quelle che ti hanno deluso.
Persa a quelle che hai deluso.
Pensa a quelle che non senti.
Pensa a Lui.
Nonostante tutto.
Pensa a Natale sola.
Pensa che è stata una tua scelta.
Che bene o male ti paghi casa, spese.
E vivi da sola.
Pensa che sei sola.
O autonoma. Indipendente. Dipende dai punti di vista. Quasi al 100 per cento.
Ma scoccia ancora chiedere.
Ma ci sono amici che anche se magari non senti o vedi sempre ci sono.
E che è bello risentirli, ricevere un messaggio o una mail.
O vederli.
Pensa che ci sono due splendide persone che ti vogliono un bene dell'anima.
Che devo smettermi di farmi vedere in webcam triste triste.
E per loro e per me la devo smettere di piangere e darmi ancora di più da fare.
Pensa che devo smettere di ascoltare chi dice "Ah sei a Londra! Ti diverti di sicuro!"
Le foto, le cose che vedi in Facebook, sono un centesimo della vita reale, fatta di una casa dove non hai il letto e il cibo pronto, dove devi incastrare tempo per fare la spesa, vedere le persone, rilassarti un attimo...e sì fare una lavatrice. Dove costruire relazioni interpersonali profonde è molto difficile.
Dove una domenica con le amiche ti rischiara tutta la settimana.
Questa era ed è la mia scelta. Anche se ho pensato di tornare negli scorsi giorni.
Questa è la scelta che hanno fatto altri, che ce l'hanno fatta, che ce la stan facendo o che forse non ce la faranno. E torneranno. Ci hanno provato.
E' quella di chi lascia tutto, di chi vive un amore a distanza, di chi non vede la famiglia, i nipoti, i cuginetti da tempo, per trovare chissà cosa, chissà come.
Questa è una scelta. La mia scelta. Ora.