"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me"
- Kant-
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Una settimana pesante da superare, passata tra corsie d'ospedale e dottori, tra "sgridate" di amici, parenti e anche della dottoressa che mi ha detto che certe cose si devono superare "da soli", senza aiuti, anche se ci sono. Io ci sto mettendo tutta me stessa, nonostante arrivino complimenti, per il motivo sbagliato, visto che io tornerei "come prima", ma per star bene.
Ho sentito storie pesantissime, difficili da digerire. E il pensiero di dover forse/magari subire un'altra operazione mi spaventa. Pensiero remotissimo.
E vederti, senza capelli così, insomma, quando nessuno vede, io sì, le lacrime le ho versate. Perché io mi faccio problemi per qualcuno che non mi chiama e tu, tu che potresti lamentarti, che avresti tutto il diritto, tu, non lo fai e invece non fai che cercare di trasmettere la gioia di vivere a me, che ultimamente l'ho persa del tutto, tranne quando mi ripiglio attraverso la musica e i ricordi. Mi avrebbero anche preso a sberle. In tanti.
Mi sono concessa un altro regalo. I Blur, ad Hyde Park. Indie, troppo indie...e rock and roll.
La musica filo conduttore, sempre. La mia droga.
E quell'empatia.
E vederti. dopo due anni e mezzo, bhe fa il suo effetto. Sapere anche che io sono lì in parte a te, perché ho preso il posto di qualcun altro. Due anni, sembra una vita fa. Anzi. Tre anni fa, quando ti conobbi quella sera, la mia prima sera. . Così empatico, amante della musica come me. In te, ho ritrovato un Amico, con te oggi, tra una pinta di cider e un panino, sono riuscita a sbloccarmi, sono riuscita a vedere la parte emotiva del genere maschile che spesso viene nascosta. Che forse non c'è in tutti, anzi.
Con Damon che canta "Tender" noi lì alla fine in quinta fila, a sudare, a cantare, in mezzo a migliaia di gente, in mezzo a inglesi che spingono ma che non passano, io da sempre "lato Oasis", persa nella Parklife al concerto di comeback.
E sono emozioni, sono sensazioni che perdendomi nella musica provo, tra pensieri, parole e quel duplice pensare "we're so emotional", detto poi in una lingua che è un brivido tra inglese italiano e spagnolo, tutti figli di altri paesi, nati in un posto e cresciuti in un altro. Ed è buffo sentire pensieri che mi dici in inglese e poi in italiano e poi di nuovo in inglese. Io ripenso a quella discesa dalla Met al centro, percorrendo Woodhouse Lane, penso ai discorsi, al mio trovarmi sempre "in mezzo"...
Consigli, pareri, idee sul cosa e come fare. Ed un periodo "così'".
Ed è così... " I am waiting for that feeling to come", ora che mi trovo una pagina bianca davanti, che devo riempire presto, prestissimo, a costo di buttare via il libro che sto scrivendo da tempo.
La riempio di me, questa settimana prima dei ventiseianni. E Qualcuno ha trovato un modo per farmi "un regalo di compleanno posticipato" in modo particolare, forse senza rendersene conto...e così sabato prossimo sarà Wembley, Oasis, Noel, "Slide Away" e altre lacrime. Mi spiace perché perderò una cosa a cui tenevo, ma tutto è successo così di fretta, di conseguenza a come stavo prima di partire domenica.
E' stato fondamentale ad inzio settimana avervi vicino. Subito, perché manco una gru mi avrebbe tirato su.
E' ora cercando di convincere me stessa in primis dico, coraggio, forza.
Comunque vada.
Egoisticamente, fottutamente per Me. E per voi.
La fine di qualcosa, l'inizio dell'infinito, dell'ignoto. Domani comincia la mia ultima settimana di lavoro. La settimana dei saldi, con orari assurdi, fino a mezzanotte per il markdown dei vestiti. Sei giorni su sette. E da domenica, disoccupata. D-i-s-o-c-c-u-p-a-t-a. Fa impressione a sentirlo dire. E' una scelta consapevole, di cui sono sicura, orgogliosa e fortunata. Fortunata perché posso farlo, non potrei in reltà, ma voglio sfidare il mio destino, voglio che sia obbligato a farmi capire la strada che voglio prendere. Ho passato una domenica particolare. Una domenica con il sole. Una domenica strana, intensa, forte, complicata. Un'altra domenica con lui.Un gelato, la passeggiata. E il mio desiderio di fare un giorno quel pezzo di fiume e di stendermi con una persona per me importante si è avverato. Peccato che questa persona, stesa con me sull'erba di fronte a un famoso museo si sia addormentata, e non abbia fatto quello che molte coppie intorno a noi facevano. Nel frattempo ho chiamato il mio angelo custode in Italia, ho cercato di farle capire la situazione (grottesca) di avere vicino uno che ti piace, e che si addormenta (!) con te sdraiata al suo fianco. Volevo sprofondare.E ora, ora altre due settimane senza vederci, senza sentirci, perché tu non mi manderai neanche un messaggio per sapere come sto, se ho trovato lavoro. Tu giri, giri e pare che di me non ti interessi, forse sono solo un riempitivo dei tuoi weekends.Torni al mio compleanno e poi...poi riparti. E mi rimmarrà un mese, prima che io sappia il mio destino, prima che io debba ritornare in Italia e tu, lassù. Quel bacio che ti ho stampato sulla guancia, prima di scendere dalla metro, quel bacio d'impulso, dopo che tu mi avevi già abbracciato, come un'amica, per salutarmi, per me significa tanto.Ho fatto una fatica immensa per dartelo, per me contiene tutto quello che vorrei dirti, quello che vorrei farti capire, e non posso, perché di fronte mi trovo una persona sì tranquilla,pacifica, ma spesso fredda. E io, vorrei tanto vedere cos'hai dentro, ma forse, tu, sì tu, non vuoi mostrarmelo e io sono solo, la solita persona sensibile. Inizia una nuova settimana, tanti cambi, una scorza dura, la voglia di tornare a casa dopo tre mesi senza vederVI. E ho voglia di amici, che veniate a trovarmi, perché ho voglia di un'abbraccio, di emozioni, di coccole. Ho voglia di sentirmi. Come mi sono sentita questa sera, al concerto dei Linea 77, vedendo Dade, cantando "Fantasma", con un'altra cinquantina di persone, un concerto "intimo", forte, quello che mi ci voleva. Prima un tramonto su Londra, da Primrose Hill, io e una lattina di Red Bull, io e i miei pensieri, io e la città di fronte a me, a ricordarmi tutte le paure, le gioie, le persone che ci sono e quelle che ho perso per strada. Quelle che partiranno e quelle che rimarranno, forse anche quando io (dovrò) forse, lasciarla, questa maledetta amatissima città. Emozioni contrastanti, il mio cuore su un altare, vivo, pulsante, a volte grondante. Eppure pompa. Pompa sangue,dolore, emozione. Conduce tutte le vibrazioni incanalate da sguardi, paure, dolore (fisico ed emozionale). Il valore della parola, di un incertitudo che non solo io provo.
E che sia, quel che sia, secondo il mio meglio, per star meglio, secondo destino. Amen. (In modo blasfemo)
Tutto accade così in fretta.
E porto con me sguardi,sorrisi, emozioni di una giornata, la domenica delle Palme, quella prima della Pasqua.
La messa la mattina con palme invece del ramo di ulivo, il sole che fa capolino timido nel cielo inglese, le mie ballerine bianche e nere indossate senza calze.
La passione di Cristo, il Padre nostro in latino, l'inizio della settimana santa. Una settimana santa atipica, la seconda in Inghilterra, la seconda in un paese non cattolico.
Il mio giorno libero, dopo la frustazione del sabato, la voglia di succhiare ogni minuto, rivoltarlo, assaporandone ogni singola sfumatura.
Il passo deciso di un'amica al mio fianco. Un pranzo condito di chiacchiere, una giornata da vivere, riempiendola di pensieri e sorrisi. I mercatini di Londra, Brick Lane, Spitafields and Petticoat, una borsa, l'ennesima. La mia pancia che mi ricorda cosa mi aspetta. Ansia, paura di non essere all'altezza.
Poi, din don, sei e mezza. E' ora.
Uno sguardo al mio viso, i miei occhi contornati da occhiaie che nessun fondotinta potrà mai coprire. E lo vedo, là in fondo, con Piccadilly alle sue spalle. Un'energia contagiosa e dopo due anni e mezzo, ancora tu, tu nella mia vita, in quale entità se minima o importante non lo so.Sei stato pensiero diversivo allora, potresti esserlo ora per cacciare via qualcosa, qualcosa che non merita un posto che occupa attualmente.
Vedere che ti ricordi cosa mi dicesti quella notte, quando ti conobbi. E ora...
Un drink insieme, il tempo che vola. Battute, chiacchiere, amici.
Una cena e la sensazione, per la prima volta, dopo mesi, forse più, di stare bene. Ma bene davvero. Senza vergogna, senza pensare a cosa e come dire le cose. Avere la sensazione di essere ascoltata, capita, da chi l'esperienza l'ha fatta prima di me. Un sorriso, che mi entra dentro, senza significati ambigui, un sorriso sincero. Passeggiare insieme così, fianco a fianco, con la luna su Covent Garden, senza doppi pensieri, senza chissà cosa. Sei mesi davanti. Un vivere giorno per giorno come ho deciso io, come di fatto non faccio, come mi dici non posso fare se ho sogni. Sei mesi, il tutto e il nulla.
Non ci si aspetta nulla. Il mio cinismo supera tutto, lo so che non posso e non devo aspettare nulla.
So che i miei occhi sorridevano, so che sembravo felice, no anzi, so che ero felice.
In ogni modo oggi è stata una giornata intensa, una giornata felice, da contrappeso alle delusioni di tante persone, alle lacrime e alla rabbia malcelata.
Il futuro è fatto di imprevisti, di non corrispondenze e zero illusioni. Ma....ma...
Uno solo di quegli sguardi, uno solo, the way you looked at me, the way you were listening to what I was saying, were enough to make my day.
Perdonatemi il francesismo. Ma ci sono giorni di merda..e giorni come questo.
Nel quale sì ti svegli alle cinque, saluti il gatto del vicino quando esci di casa e ti dirigi al bus che ovviamente sta passando e per il quale tu ti metti a correre. E' però un giorno in cui SEMBRA veramente di NON essere in Inghilterra. C'è il SOLE, fa caldo, non escono nuvole a coprire il sopracitato. Quindi la gente ride, sembra NORMALE e non imbronciata come al solito, osa adirittura alzare lo sguardo. E pensare che io stavo proprio pensando che sto diventando PALLIDA. Direte voi, con tutto il rispetto, dicevo, direte voi pallidini "ma ci stai prendendo per i fondelli, tu sudamericana?". Ehm no, è verò sono pallida, il mio pallido, ma pallida. E così oggi, per smentirmi, e anche ieri a onor del vero ( ma io stavo male perché avevo rigettato in pausa pranzo -perdonate la mancanza di gusto stavolta- l'impossibile e dopo il lavoro mi sono ficcata nel letto modello "involtino")...comunque dicevo oggi..SOLE!!!
Ho deciso di tornare a casa in barca, visto che praticamente abito dietro al fiume a treminutitre....e quindi Westmnister, Big ben, London Bridge, The Globe, Tower of London...tutto dalla barca al tramonto. Spettacolo! Ecco quando amo Londra.
Sono questi giorni, quando torno a casa e la sento "casa", quando la mia coinquilina prepara la torta al cioccolato, quando io perdo un'ora e quaranta a giocare alla wii fit...oddio mio. Casa, anche se la mia casa e gli amici anche quelli che ho conosciuto tramite questo blog, mi aspettano in Italia, venerdì e sabato.
Ecco un giorno così nel quale prendi consapevolezza di alcuni elementi negativi che a malincuore devi accantonare perché egoisticamente non vanno bene per te...In cui forse fai anche la stronza ma non ti puoi permettere di usare carinerie se non le senti.
Un giorno così e andare a dormire...con il sorriso sul viso.
Notte
In un certo senso Londra ti insegna ad essere egoista e a subire l'egoismo. A volte è necessario, in particolar modo in tempi come questi, dove ognuno deve salvaguardare se stesso e le proprie aspirazioni. E' strano dover di nuovo tornare a badare al mio, a saperlo ascoltare. Dopo l'ennesimo giorno in cui provo ad andare al lavoro (ieri) con un sorriso sulla faccia e dopo trenta minuti ogni azione è atta a farlo scomparire, mi sono trovata a fare bilanci. A pensare i pro e i contro di questo "soggiorno". Soggiorno perché ancora non mi abituo a vedere i duobledeckers rossi vicino a casa, il fiume a due minuti dal mio flat, l'idea di vivere a Londra. Eppure, eppure, in questo momento così difficle, in cui lavori mezz'ora in più e non si sognano di pagarti manco morto, quasi fossi tu a dover fare un favore a loro, ho riscoperto (nuovamente) il valore dello stare da sola. E' proprio illogico, nel momento del bisogno, le persone "pluf" spariscono. Per i lori impegni, la loro naturale vita, i loro interessi. Brucia e fa male, perché spesso non te aspetteresti, perché con loro hai diviso momenti di euforia, del "siamo tutti amici", del "vogliamoci bene". E' anche il mio pessimismo che mi acceca, che non è buon consigliere, che sta lottando fino a fondo, mandando tutto il mandabile, ma che non sa più a che santo affidarsi. Insomma a me attaccare etichette di prezzi, sistemare scatole in magazzino, non è che mi entusiasmi. Porto pazienza, ma i bilanci inevitabilmente li fai e sono nove mesi, nove ( la creazione e la formazione di un bambino). Non mi paice arrabbiarmi e piangere di nascosco durante il turno. Sentire i crampi e la mia caviglia che non ce la fa, non dicendolo a nessuno. Ne vale la pena, così? Vedo i compagni di corso che sono ancora alle prese con la tesi e forse dovrei mettermi il cuore in pace, pensare che ho guadagnato un anno e in altri sensi l'ho perso. Perso in esperienza lavorativa, guadagnato in quello di vita. Incredibile come il mio cinismo sia aumentato ancora.Eppure nei momenti importanti, quelli difficili, sono sola. Sarà questo il mio destino? Non lo so, ma faccio fatica a fidarmi delle persone. So che nelle amicizie e nelle relazioni si debba amare non solo le somiglianze ma anche le differenze, eppure certe cose per me sono insormontabili e non servono sottotitoli per farle capire. Faccio bilanci e bilanci, delle cose belle e di quelle negative, di quanto sia fortunata e di quanto non lo sia. E non reggo il confronto con chi ha qualcuno che li ama qui, a dividere le difficoltà.
Io sono sempre più confusa, e non so cosa fare, a chi credere, chi ascoltare.
e poi leggi questo.....
Io le avevo rese, ieri, come un presentimento.
Nei momenti peggiori ricompaiono.
Ed ecco. Prima di aspettare il suo messaggio.
Dopo nel congedarsi. Con lo stomaco in disordine. Per capire e convincersi ancora una volta, guardandolo negli occhi attraverso una pinta, seduti a un tavolo, che no...non ha senso prendermi in giro da sola.
Persino l'amore a distanza è più forte di me.
Mi arrendo.
Non mi butto giù.
E' solo bandiera bianca, tra discorsi seri di futuro...e quegli occhi verdi maledetti.
Maledetto destino, o maledetta volontà.
Non sto male.No.
Ma non sto ancora bene.
E' il tentare di capire, DOVE, sbaglio, che tortura la mia anima.
Sono i piccoli gesti che ti rallegrano una giornata.
Sono piccoli grandi gesti che possono cambiare tante cose...
Piccoli gesti che ti stupiscono.
Ti soprendono.
Ti stampano un sorriso grande grande sul viso che cancella tutto quello che è successo prima.
Alcuni gesti ti confondono, ti fanno pensare "e se, magari, forse".
E ci ricami, costruisci castelli...
Ma in fondo è tanto bello sognare e sperare....
Sono le quattro di mattina di un altro sabato londinese.
Sono appena tornata da un'ennesima serata in compagnia delle mie amiche.
Ritorno a casa in night bus, passo davanti al Big Ben e al London Eye, vedo il Tamigi, gli ubriachi per strada, scendono due lacrime fra i miei pensieri, mentre cerco di non addormentarmi e scendere alla fermata sbagliata, Vinicio Capossela nelle orecchie. Ho un timbro sulla mano di un altro club, che farà fatica ad andare via per giorni, l'eco rimbombante della musica nelle orecchie, la stanchezza nelle gambe. Un'altra settimana è volata via, siamo a dicembre ed entro nel sesto mese di permanenza in questa città. E' stata una settimana pesantissima. Sveglia tutte le mattine alle quattro e mezza, anche se per fortuna finisco di lavorare alle due, quando non faccio straordinari. Questa settimana però ho avuto la fortuna di riuscire a fare delle ore in più e così mi sono trovata a lavorare in Oxford Street martedì, giovedì notte a ricevere una consegna e rimanere in negozio ad aprire e smistare scatole dalle 11 alle sei e trenta di mattina, dopo le sei ore del mattino. Ieri ovviamente ero cotta e ho dormito tutto il giorno. La disorganizzazione regna nel mio posto di lavoro, assai frustrante molto spesso, cose che sono palesi anche a chi non ha l'esperienza di management, but that's how is it, e non ci posso fare nulla se non continuare.
Sei mesi....Non realizzo quasi. Non avrei mai pensato di arrivarci. E per la prima volta sono orgogliosa di me. Per la fatica fisica che sto sopportando lavorando, mettendo un po' in pericolo l'odiosa caviglia,io che ho sempre usato il cervello e il razionalismo impulsivo, io che persino non facevo educazione. fisica a scuola.Per non aver mollato. Insomma lo so....Passerò il Natale da sola, ormai è appurato. Sono abbastanza triste, lo ammetto, ma passerà. Spero di poter andare a casa presto, Ho bisogno di persone sincere, anche capaci di commenti acidi e pungenti ma veri come quelli di alcuni membri della mia famiglia. Mi mancano gli abbracci e anche le sgridate per stupidate. Credo sia normale., per quanto sono legata a loro e per quanto sempre mi abbiano sopportato e cercato.Se faccio un bilancio anticipato rispetto alla chiusura dell'anno, sono contenta di come sta procedendo la mia avventura, certo non al cento per cento, ma sommariamente bene. Principalmente per le mie reazioni, con molti lati oscuri, con un carattere che è diventato ancora più spigoloso per certi versi, che fa sì che mi fidi ancora meno delle persone e sia diffidente, ma che mi ha fatto aprire la mentie aumentando la consapevolezza (giusta o sbagliata che sia) che la mia migliore compagna è la solitudine.A ncora una volta, seppur piena di conoscenti e alcuni amici, mi affido solo su me stessa, e sulla mia famiglia, quei due angeli che ci sono ogni volta che ho bisogno di loro. Ancora una volta però sono sola nei momenti più importanti: spesso non parlo delle mie cose, o mi sembra che le persone non mi ascoltino e mi parlino prima delle loro preoccupazioni, dei problemi, del loro quotidiano...e dopo arrivano a chiederti..."come stai", quasi di circostanza. Sono arrivata a un punto in cui, somatizzo, tengo dentro, accenno, ma non parloO meglio non come vorrei. Perché mi sembra di dire le solite cose, di annoiare le persone e non voglio. O vorrei che me lo chiedesssero le persone veramente interessate. Alcune delle persone che mi hanno capito sono lontanissime....ma sono contenta di averle viste e conosciute negli ultimi mesi.Questo anno, per l'ennesima volta ho preso un abbaglio, non ho incontrato una persona che mi voglia bene per come sono,ho conosciuto solo un'altra chimera. Sembra un bilancio triste, è il bilancio e l'insieme di pensieri che mi fa diventare gli occhi lucidi,anche se non dovrei. Perché triste, anche se potrei cadere nell'ovvio e nello scontato è quel signore vicino alla stazione di London Bridge che si rollava una sigaretta, sotto una coperta di fortuna, con le ragazze ubriache che gli passavano davanti. Questa è la vita, fatta di picchi di gioia e di momenti neri, in cui vorrei solo stare da sola, smettere di sentire tutti e rinchiudermi. Quei momenti in cui sei intollerante. E non capisci molte cose, situazioni, atteggiamenti, dinamiche. E' normale a volte, almeno per me. Che da figlia unica ho imparato da sempre a riempire con la fantasia i momenti vuoti invernali, a lottare e fare le litigate per me , non avendo un fratello maggiore o una sorella.Sono sola quando cammino per prendere l'autobus notturno, quando cammino alle quattro del mattino con i piedi fradici e aspetto alla fermata con uno che sta male. Sono sola quando devo rpendee delle decisioni. Sono sola...vivo con Lei, la solitudine...e rinasco nel weekend, quando rivedo sorrisi, racconto la mia settimana. Sono meno sola al lavoro, dove ho conosciuto persone simpatiche che mi fanno passare il tempo.
Contraddizioni di una vita frenetica. Dove realizzi le peculiarità di ogni persona, arrivi a scusarle o ad accettarle, in quanto alter da te. Una scannerizzazione di sistema di personalità che cozza contro il tuo, spesso in modo devastante. Ed è per questo che a volte comprendi a volte, rimani ferito. Che processo. Un processo di vita, di crescita in ogni caso. I bilanci non mi piacciono. Non voglio passare per lamentosa, né per quelli che antepongono l'Essere non come entità ma come caratteristiche e traguardi a tutto.
Sono constatazioni di una vita normale, fatta di ripetizioni e di quotidianità. Di domande spesso senza risposte, di rabbia e di frustrazione. Spesso anche di gioia per un pranzo insieme, una birra o un sidro al pub. Piccole cose che ti spingono a non mollare. A confidarti con te stessa, mandare giù. A invidiare coloro che hanno qualcuno che li aspetta, li abbraccia, cammina con loro per strada mano nella mano.
E aspettare ancora per quell'abbraccio, in conformità con i tuoi valori e il rispetto dei tempi, delle situazioni, dell'educazione che ti sei dato.
Ok forse Qualcuno mi ascolta.
Mi ha mandato un aiutante al lavoro che è....lets say, veramente un belvedere per gli occhi!
Portoghese, molto carino, nero, due occhi. Dopo l'ultima esperienza, che mi ha bruciato per ben benino e che continua a far sentire le sue conseguenze su di me, ho deciso che è meglio arrendersi all'evidenza che se non finisco suora, nel convento nel quale ho già prenotato un posto, resto e rimango zitella.
Però per rifarsi gli occhi va sempre bene, aggiungi poi che è gentile, simpatico, canta bene e ama l'rnb, insomma per rallegrarmi la giornata (lavorativa) ben ci sta.
E STOP. Sono cinicissima con quella cosa lì per la sottoscrita.
Almeno questo.
Per il resto...infernoooo!
Stamattina sono finita in una situazione surreale: centinaia di vestiti da ordinare, catalogare, dividere, piegare, impilare. Deadline data dalla manager e tadaaaaa alle 12..."Dovete andare a High Street Kensington a ritirare un transfer di scarpe". " Prendete la metro...e andate, sono poche, fate presto".
Ok, si va, arriviamo, io e l'Essere Rallegrante, chiamiamolo così. Troviamo il negozio e scopriamo che non sono quattro ma bensì quindici enormi sacchi di plastica pieni di scarpe che dobbiamo trasportare alla tube e poi portare su al secondo piano del centro commerciale...e attraversare il negozio..etc etc. E le mani sono quattro. Tra l'altro al momento di nostro arrivo al negozio non avevano ancora finito di preparare i sacchi. e il foglio dell'ordine...che felicità! Decidiamo di chiamare il manager ,diciamo che prendiamo un taxi. Ovviamente non abbiamo i soldi, vado a prelevare, dal mio conto italiano, perché la paga arriva solo venerdì sul conto inglese. Che peripezie. Venti mins di attesa per un cab, quindici minuti per trovare la zona deliveries del centro commerciale. Scaricare le borse. Sali, prendi l'ascensore senza bottoni ancora in costruzione dove c'è un omino seduto che ti aiuta a salire. Entra dalla porta antincendio dai camerini. Ovviamente suona il fire alarm. Chiama il manager per farlo spegnere. Vai dal tuo manager, fatti ridare indietro i soldi. Spiega la situazione. Riscendi per tre piani tra i corridoi ancora sporchi di cemento, Vai nel parcheggio prendi le borse con gli altri, risali, riscendi, vai nel magazzino. Constata che sono arrivate altre sedici-dico-sedici- scatole di vestiti nuovi e abbiamo dieci scaffali di cose da catalogare. Segna un'ora di overtime. Finisci. Impazzisci. Nota che i pantaloni e la giacca nera sono bianchi. Sembro un muratore ( con tutto il santissimo onoratissimo rispetto per loro, poverini).E osano dirmi che sono "Il capo/ responsabile" lì dentro. Ma dove!?!?!?!?!?!?!?!?Chi lha inventato...Ok, sto impazzendo e scrivo per non urlare. Forse è terapeutico farlo dopo una giornatina così. E domani nuova delivery. Ci sarà da ridere. Sabato ho un altro meeting con una manager. Parlerò serenamente, chiaramente e decisa, come sono io. Non possono licenziarmi, ma non credo lo vogliano, solo che non parlo "all'inglese", ma abbastanza apertamente, "all'italiana", aka pane al pane vino al vino. Sto facendo quello che posso, ma in ogni caso a parte le mie paranoie, che non esistono ,essere stressata per un lavoro ancora fisico mi fa incavolare. I miei colleghi mi dicono fregatene ma io per ogni cosa voglio esssere seria e portarla a termine (preferibilmente senza farmi venire il mal di pancia di nuovo, visto che mi è passato anche se ho dovuto fare una cura).
Entonces, vediamo ora di "guardarmi intorno": l'altra prospettiva è il ritorno e il rimanere nel nido materno fino ai trenta anni minimo, che non mi alletta. Quinidi su le maniche, via di mouse e tastiere e vediamo cosa c'è.
Anche se guardo dal bus Canary Wharf e se loro, bachieri, economisti, quelli in giacca e cravatta e ventiquattrore sono in pericolo di perdere il loro lavoro, figurati io che sono a un gradino bassino della economia...
Let's hope!
Che giornatinaaaaa!