"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me"
- Kant-
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People are always blaming circumstances for what they are. I don't believe in circumstances. The people who get ahead in this world are the people who get up and look for the circumstances they want, and if they can't find them, they make them.
George Bernard Shaw
Mai come in questi giorni ho compreso a fondo quanto il silenzio possa uccidere.
[Quello di un'ora post litigio e quello di un messaggio in Fb, ovviamente]
Edit 5.30.
Non ero più abituata a svegliarmi con il buio.
Mi han chiamato ieri sera. M. si è data malata per (l'ennesima) volta, tocca a me far la delivery.
Lui era online in Fb e non ha risposto al mio messaggio di martedì. E domani io come faccio a sapere se devo andare al lavoro con i vestiti per uscire o meno?
Uomini.
Mi arrendo stavolta,
mi cade di nuovo il mio castello di carte.
Sono giorni intensi, tra giri folli di Londra, ricominciare il lavoro, incastrare gli incontri con gli amici, ricevere un salario che ogni mese diventa sempre più basso nonostante il negozio a quanto pare venda come non mai.
Ogni volta che ho un amico che visita Londra, chiunque esso sia, rimane sconvolto dalla frenesia londinese, dagli orari della vita che conduco (conduciamo), dalle peculiarità di una città che non dorme mai E si vedono i lati positivi, quelli delle cose positive, della voglia di dire" mi trasferisco anch'io", quando di fatto i sacrifici e le lacrime e i denti stretti di tutti noi che abbiamo fatto questa scelta vengono occultati. Ogni volta che viene qualcuno a trovarmi, nonostante mi sia posta un limite a questa vita che non posso condurre in questo modo, non mi ci vedo a tornare in terra natia (?). Credo che darò il massimo per rimanere qui, e se non funziona sto ideando un piano di riserva, che i miei non accoglieranno con molto piacere.
Manca sempre qualcosa, manca un uomo nella mia vita, uno vero, uno che rimanga e che ci sia, che non so dove sia. [Ripetizioni]
Dopo una settimana di rincorse, buche reciproche, metro che non funzionano, giri assurdi, ci siamo visti.
Ovvero, due ore di ritardo al parco, il sole inglese che risplende.. E io ad aspettarlo con un paio di occhiali improbabili presi al mercato in un momento di follia.
E sguardi, rivederlo mi riempie il cuore, e mi fa tornare quella paura che sento prima di addormentarmi. Sempre esagerata. Lui mi dice che il prossimo weekend non c'è....Bene, perfetto, io sono in vacanza. TI avevo detto che ero libera. Già mi girano, le scatole...
Mi sento bene con il sole in faccia, sto bene, non so cosa può succedere....
E finiamo a cena a casa sua, una pasta con il sugo di carne, i suoi coinquilini, dei suoi amici, la mia amica.E la sua coinquilina sudafricana, con cuiè andato a ballare la salsa. E mentre lo dici, mi guardi e io mi perdo ad analizzare ogni piccolo particolare, ogni tua parola. Sono maledettamente gelosa, sono maledettamente difficile, non facilmente mi piace una persona, difficilmente mi fido al cento per cento.E invece vorrei smetterla di pensare, stare con te, lasciare scorrere il tempo, fregarmene delle mie paranoie, del fatto che tu a fine estate te ne vai e io non so dove sarò. Mi siedo con te, per cinque minuti sul divano, faccio miei questi momenti. Prima di andarmene a casa, dopo il quarto weekend che passiamo insieme, in un modo o nell'altro,Ok siamo al limite del patetico, lo so. Sono una persona complicata e mi trovo persone complicate. Indecifrabili, amici o che? Non voglio chissà cosa, non voglio una cosa da buttare, Voglio emozioni, non di carta velina, le voglio palpabili, vere, non costruite. Quei minuti sul divano io me li sno fotografati mentalmente, io e lui, non importa quante persone ci fossero in quella stanza, io stavo bene, io avrei appoggiato la testa sulla tua, dimenticando i mille casini, le inquietudini di ognuno che mi fanno addormentare alle quattro e mezza e svegliare alle otto. Solo che non so più cosa inseguo. Ho un sogno in tasca, piccolo, che implica luci colorate e acqua, non so quanto realizzabile.
E ora si gioca ad un gioco nel quale io non so quale ruolo ho. Alcuni mi dicono di agire, altri di aspettare in teoria con "He's just no that into you". Io voglio farmi sentire, lo voglio vedere prima che per il primo weekend, non lo veda. E così che faccio, mi faccio sentire? Lascio passare questa settimana?
Lui è rilassato, prende la vita con tranquillità, ma ha un lavoro sicuro, a tempo indeterminato, una strada già avviata, io mi creo sempre nuove cosa a cui pensare,...ogni giorno...
Mi sento viva con lui, maledetto.
Altro che Samantha, sono sempre Bridget. Ma stavolta, non sono pronta....Help.
E tornare in Italia mi scombussola.
Senza sapere se rimanere, se tornare, se cercare.
E intanto, riposo, ancora qualche giorno, prima del ritorno in Albione.
( Sarà per questo che compro biglietti di concerti per l'estate -U2, Paolo Nutini, concertite ufficialmente contratta, la musica è la mia vita-, per impedirmi di tornare nello stivale?)
Questa volta sono davvero confusa, mi sento in colpa perché con il mio pessimismo allontano persone e forse le faccio sentire anche male. Ho perso persone, le ho allontanate e ho capito forse in un momento come questo quali siano quelle che invece tengono a me. Vorrei essere ottimista anch'io perché DEVE cambiare e PUO' cambiare. Voglio il sorriso del nove giugno 2008, quello del novembre 2005, quello del 5 maggio 2002, quello di altri giorni indimenticabili. E ovunque sia, qualcunque cosa accada, voglio quelle persone accanto a me, fisicamente o virtualmente. Quelle i cui nomi sono nella mia tesi di laurea.Voglio persone con valori veri, quelle che hanno occhi con grandi ambizioni, ma anche grandi valori. Voglio il valore del cuore e del cervello e meno quello dell'estetica e dell'apparenza. Il valore dell'Amicizia e della Lealtà. Anche se diverse da me, ma amiche.Questi giorni in Italia mi hanno aiutato in parte a ritrovarmi, sebbene nella mia testa resti una grossa confusione, indecisione e forse anche paura. Come la paura che provavo quando i ladri entrarono in casa mia quando ero piccola e io non potei dormire per mesi, chiamando mio papà di notte per assicurarmi della sua presenza. Andare, tornare, provare...chi lo sa, solo io, fino a quando. E tutte le cose che non mi piacciono del MIO paese ( mai come ora nel bene e nel male mi sento così italiana) questa volta, forse per la prima volta mi hanno fatto riflettere e non mi hanno fatto mancare Londra. Non mi piace la mia città, non mi piace l'italiano medio, anche se inizio a pensare di esserlo io stessa. Cos'ho in fondo di speciale? Ah, benedetta confusione! Attendo un segno e mi do da fare, forse ora non solo in un senso, ma in vari "sensi", e la sorte deciderà.
Torino e il suo cielo su di me, amiche che non vedevo da mesi, il sole a corollario di una giornata piena, piena davvero.
Un aperitivo con le amiche e la gioia di rivedere una persona importante che non incontravo dalla mia partenza, nove mesi fa.
Piccoli bimbi che crescono, nuovi arrivi. I miei venticinque anni, ventisei a confronto con esistenze altre ma simili.
Dormire, nel mio letto, tranquilla, beata, finalmente.
Regredire? Non so.
E mi aspetta ancora una giornata, una serata, e un altro giorno.
E poi e Londra, il mio sogno.
Lo è ancora? Sogno ancora?
Diamoci da fare!
Eccomi qui, alla fine di un altro weekend, mentre mi guardo Juve-Milan con il desiderio di essere a Torino con i miei amici. Preferisco vedermi la partita qua a casa, piuttosto che andare in un locale e rischiare di mescolarmi a tifosi avversari.
La fine di un altro weekend, che mi ha riservato sorprese, per l'ennesima volta, in una città che negli ultimi giorni si è trasformata in un freezer. Sono tante le cose da dire, multiformi e sfaccettati i miei stati d'animo. Si avvicina il Natale, Londrà è un gigantesco albero di Natale, ricoperta di luci e di persone in corsa alla ricerca del regalo perfetto. Io ho ricevuto, con mia grande sorpresa un pacchettino dal profondo Piemonte e insieme alla mia riconosciuta felicità il mio cuore si è riempito di gioia. E di Riconoscenza.Un altro bigliettino con una matriosca è arrivato dalla mia amica russa-inglese. Mesaggi privati che attraversano gli Oceani, e che nonostante preoccupazioni, pensieri, impegni, trovano risposte. Incredibile, GRAZIE.E' bello avere persone che a distanza sanno capire esattamente gli stati d'animo attraverso i quali stai passando, proprio nel momento in cui quasi non li capisci neanche tu.
Martedì sono andata a teatro a vedere Billy Eliott: musical splendido, il ragazzino protagonista ha regalato emozioni con la sua voce e la sua capacita interpretativa e ha fatto anche commuovere i presenti. Bellissima serata. Venerdì ho salutato le mie amiche, che sono tornate a casa per S.Lucia, Natale e le feste. Con un po' di tristezza le ho ringraziate per avermi sopportato e aiutato ogni santissima settimana; in modi diversi ci siamo sostenute a vicenda negli ultimi mesi e sono state la mia ancora di salvezza. Ci si rivedrà nel 2009. Fa quasi impressione dirlo. Al lavoro le cose procedono, così così, si parla, si discute delle cose che non vanno, si manda giù, ci si stanca e si fa amicizia con le persone che lavorano con me. E ci si impone anche, rishciando di essere bossy, una parte di me che non conoscevo.Dal punto di vista umano sono molto contenta e in particolare con alcune ragazze mi trovo molto bene. Ci si vede anche al di fuori del luogo di lavoro, ci si confida,ci si lamenta, si chiede aiuto. Sono soddisfatta da questo punto di vista, lo ammetto. E il mio spagnolo sta veramente migliorando, il mio inglese forse sta persino peggiorando!!!
Questo sabato ho ospitato una ragazza che ho conosciuto in Eramus qui in Inghilterra, italiana della mia zona, con la quale però non avevo moltissima confidenza. Sta studiando nel (profondo) Nord, nglese per un PhD. Mi sono ricreduta sull'opinione che avevo di lei, sono stata molto bene. Ci siamo confrontate: stessi studi, stesso luogo di residenza, diverse strade intraprese, ma difficoltà da affrontare da sole in tutti e due i casi. La strada della ricerca implica molti sacrifici e numerose ore di ricerca da soli. Ricerca che è lavoro, anche se non ha un valore ricnosciuto come quello scientifico. E forse noi che abbiamo studiato l'Old English, la filologia, la storia, che abbiamo sacrificato anni ancora non so per cosa, non uscendo per mesi per scrivere due tesi conosciamo meglio la storia di questo paese meglio di coloro che vi ci abitano.La vita lavorativa presenta altre possibilità e ostacoli. E ancora il bivio, "quel" bivio, tra lo studio che è la tua vita, ma che non è tutto, strada che non tutti comprendono, che chi non ama studiare e conoscene dal punto di vista della "canoscenza" non capirà mai. Uno studio di chi Ama studiare, conoscere, non mirato al passare gli esami ma una passione, quasi da geek.E ancora una volta mi sono trovata a riflettere sui rapporti umani, sulle relazioni e la mia solita teoria dei "conoscenti" e degli "amici" con la quale anni fa ho disquisito con una persona che pe rme rimmarrà sempre importante. E' così difficile e sottile delineare il confine labile in contesti nei quali si ha più bisogno di una mano. La mia diffidenza e il mio cinismo spesso mi fanno passare per una che se la tira, ma ho imparato a fregarmene, perché credo che il gioco valga la candela. Chi riesce a scoprire quello che c'è sotto, avrà in cambio un'amicizia incondizionata. I miei sentimenti e le paranoie mi fanno essere sospettosa, spesso in imbarazzo in contesti nei quali mi sento un pesce fuor d'acqua. E ancora una volta, parlando anche con i miei genitori, pur essendo sulla linea di mezzo tra i vent'anni e i trenta, mi sento più dalla parte sinistra di quella linea di demarcazione, pur non sentendomi ormai più una teenager e nonostante tutte le esperienze attraverso le quali sono passata. Londra da questo punto di vista ti ribalta come un calzino e ti mette in continuazione alla prova. Non è facile fare amicizia, dico Amicizia con la A maiuscola, anche perché è molto spesso difficile riuscire a incastrare incontri tra turni di lavoro, impegni e le distanze che intercorrono tra i luoghi di residenza. E' un'ennesima girandola di emozioni, di turbini psicologici assolutamente interiorizzati e cristallizzati da paranoie inverosimili, che spesso non si riescono a definire, a contestualizzare a far comprendere con chiavi di lettura adatte a persone che non possiedono mezzi interpretativi tali da distorcere una realtà già complicata.
E oggi un'altra giornata passata con un'amica, è incredibile come sia meno sola di quello che potevo pensare, anche se poi arrivano i momenti di malinconia in cui penso di essere come un naufrago su un isola, che però viene osservato ventiquattro ore su ventiquattro, come in un reality. Solita lunaticità* (* esiste questo termine in italiano? ho dei transfers di interlingua tra L1 e L2 assurdi<<<<<<<<<<propensione allo studio della linguistica e della glottodidattica).
E la domanda che mi stata posta in questi giorni, in cui ho affrontato fastidio, gioia, imbarazzo, esaltazione, rabbia, frustrazione, preoccupazione e ho toccato il cielo con un dito è stata:
" Ma saresti pronta a vivere qui per tutta la tua vita? E il tuo futuro?".
Che cosa grande.
Io aspetto ancora quello che sappia prendermi per mano.
Anche se sono convinta che è la mia via, la MIA.
Anche quando ci sono cose che non capisco, che non condivido, che mi infastidiscono, o semplicemente, naturalmente non mi appartengono.
E ringrazio il cielo che ci sono persone alle quali piace passare del tempo con me.
Londra. Oh, che turbine, oh che correre.
Che altalena, vedi il cielo ottenebrato rischiararsi e poi vedi il terreno fangoso. Melmoso.
Ricercatezza epidermica.
Fammi entrare per favore, nel tuo giro giusto.
ps. Come in ogni casa di Londra che si rispetti, forse abbiamo dei visitatori aka mangiatori di formaggio in casa. Forse. Inutile dire che sono terrorizzata. E' venuto l'ammazzarompiscatole e ha messo trappole ovunque e veleno.
Apro il blog...e che beffa l'header del mio template! Sarà mica ora di risistemare tutto!?!
Vivo il presente, sola, ma sola davvero, non nell'accezione della coppia o altro, ma perche cosi ho voluto, cosi sono. Ci voglio sbattere la faccia, graffiarmi la guancia contro il muro e sanguinare, non per ostentare, ma per sentirlo.
Checche se ne dica, vedo le vite degli altri andare avanti, tra progetti, realizzazioni, conferme, in un frastuono londinese di rumori, turbinio di gente, situazione fisica precaria, solitudine a mille. Ho smesso di chiedermi perche e quando e se qualcosa mi accadra o se la faro accadere. Non voglio frasi fatte e contentini non veri. Perche in fondo siamo tutti egoisti, guardiamo a noi prima che agli altri, chi piu chi meno, inconsciamente o meno. Ci imponiamo e ci lamentiamo della nostra situazione anche se poi se potessimo fare a cambio con qualcuno non sono cosi sicura lo faremmo. Sfido a dirmi in contrario, sfido le frasi di rito, sfido il futuro. Perche non possono dirmi che non mi sto impegnando, che non mi sono impegnata per anni per dei pezzi di carta, non possono dirmi che sono viziata, non possono dirmi che non ci sto mettendo la faccia ( e lo stomaco), il cuore. Non sono una di quelle persone che sbattono avanti le medagliette, anche se potrei farlo, anche quando dovrei farlo, sapermi vendere mi hanno detto, e lo so che e vero. Come ottimismo e pessimismo. Crederci. Perche di fatto ho trovato il coraggio di rispondere a tono alle provocazioni, sono riuscita a farmi dire scusa da chi ha il coltello dalla parte del manico, anche se saro io quella che dovra piegare la testa, anche se poi mi mettero a pinagere in mezzo alla strada,ma senza l'arma del non padroneggiare la lingua, quella la cavalco e se me lo dicono gli inglesi, incomincio a crederci di saperla parlare questa fottuta lingua. Ed e una grande prova, non sono la prima ne l'ultima. Ma ho attraversato lo stagno. E non sono rimasta a guardare.
E sono ancora qua.
Ok domani a quest'ora sarò arrivata. Ho l'aereo all'alba.
Solo che ora sto litigando con 25 chili, che devono diventare 15. Per forza.
Ora ho le paranoie che non troverò un minimo di buco dove lavorare, perché non ho esperienza, anche se ho due lauree.
Aiuto. Credo sia abbastanza normale, probabilmente non mi sto rendendo conto che comunque, mi sto spostando in un altro paese, di nuovo, ma in maniera diversa dalle altre volte. Tutto troppo veloce, veloce. La gente si prende dopo la laurea un periodo di pausa o quantomeno non "scappa", dopo che come mi diceva un'amica " non ci si è staccati dallo studio e dalla scuola a partire dall'asilo".
E che comunque sono sola, con alcune variabili, ma sono sola.
Senza internet per tenermi in contatto. Questo era il mio sogno, non voglio rinunciarci.
Poi mi riprenderò lo so, quando farò una passeggiata in Hyde Park, girerò per London (anche se senza comprare nulla!), ritenterò di parlare inglisc il meno possibile da italiana.
Ma credo sia normale aver paura....
Spero di non rovinare tutto.
Anche se come mi dice mio papà non parto con la valigia di cartone, ma una "moderna" ed efficiente, resistente agli urti.
Che metafora.
ps Grandissima Italia..e Gigi! Lo adoro quell'uomo. E che smacco per i francesi...( in particolare quel mio amico di Erasmus che mi gufava dallo scorso anno!)
Maledette malattie.
Certe persone non sono proprio fortunate.
E mi sento così impotente.
Ed è di nuovo ospedale, corsie, camici bianchi ed operazioni....