domenica, 25 gennaio 2009
Scherzi del destino. O no?
Welcome back in London. Accendo l'Ipod e i Beatles mi accolgono, a chilometri da Liverpool, lo so, ma pur sempre nella loro terra. Beffa. Lo so anch'io di cosa ho bisogno. Una canzone lo sottolinea. O forse mi ricorda di tutto l'amore che mi sono portasta via da casa. Quello che per la prima volta mi ha fatto partire con gli occhi lucidi e la paura di un distacco che non ho mai avuto prima, la confusione nella testa e le stesse parole ricorrenti che si rincorrono saltellando nella mia mente. Mile pensieri intrecciati alla volta, che si aggrovigliano, si confondono, si fanno lo sgambetto. Poche certezze, forse ancora meno, se non quella che questa settimana a casa mi ci voleva. Melensa, vera. A bere Prosecco appena arrivata, con le amiche. Un sabato sera, in una città con il suo centro spoglio a versi, colma in angoli conosciuti. Odio. Amore. Il pranzo della domenica. Sistemare quelle parti del mio corpo che per geni ereditate mai saranno sistemate. Entrare in nell'odioso ospedale dopo quasi cinque anni e farsi venire le lacrime agli occhi solo per mettere una firma una. Sentire parlare di cassa integrazione, ferie e non sapere come barcamenarsi. Un'operazione, andata a buon fine. Andare a prendere una bimba all'asilo. Vedere che si ricorda di te, che ti regala un disegno di cui tu non trovi capo o coda. Sentire un piedino che scalcia, un gomito lì sotto. Che emozione. Indescrivibile. E tu? Tu sei lì, che smetti di ascoltare, che ascolti troppo. C'è chi va e chi viene. E non riesci a dare risposta alla domanda innocente di una bimba che ti regala dei cuori di carta e ti dice " Perché devi andare così lontano?".Un turbine di emozioni, di sensazioni e per ora, ancora più confusione. La solita metafora di "ogni uomo è un'isola", ora più che mai, mai così attuale per me. Da ricordare: le ore aspettate seduti per i corridoi nelle varie facoltà ad aspettare il tuo turno, con il mal di pancia, ascoltando gli orali degli altri...E poi viene il tuo turno. E' tutto è diverso. Non si sa se in meglio o in peggio. E il tuo turno, in ogni caso. Il tuo nome, il tuo libretto, la tua preparazione, la tua ansia, più o meno celata, le tue indecisioni, tu, insomma. Ecco mi dia il libretto. I miei li ho consegnati tempo orsono. Ho solo delle fotocopie. Che attestano la mia conoscenza. O che presuppongono la mia conoscenza. Metaforicamente, flusso di consciousness. Blake, Shakespeare, Wilde, Coleridge, Vargas Llosa, Cervantes. In coda, o semplicemente chiusi dentro le pagine di libri che hanno visto notti insonni, piene di "non ce la faccio", di corse dietro a un treno, di lezioni tra una pausa alla macchinetta del caffé e il giardino. Tutti cresciamo. Qualcuno insegna, altri fanno il tirocinio, altri non hanno ancora finito. Tutti cercano la loro strada. E' il tempo è tiranno. Non perché corra, anche quello certamente. Il tempo, con alti e bassi, procede il suo flusso e riflusso, incombente, senza curarsi dei riflussi che trascina, inequivocabilmente.  Alas...
Una maggior consapevolezza dei mezzi, delle proprietà di qualità, a contrastare con la convinzione che non esistano o non possano essere sfruttate. A confronto con enti in grado di farlo e per questo più effettivi. O che sia o non sia. Sproloqui letterati, parti di menti a lungo sterili, costrette a operare secondo meccanismi nei quali non si indentificano. E così è il logos, la parola, che lotta per trovare nuova forma. Qualsiasi forma.
Che le permetta di sognare.



Nei vuoti d'aria della realtà tracciamo traiettorie migliori.
Mdnstyle alle 21:56 in: citazioni, scrivo, its all about me, le avventure di mdn
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